prova A Serious Man: film

A Serious Man

A Serious Man
Titolo originale: A Serious Man
Produzione: U.S.A.
Durata: 105'
Genere: Commedia. Drammatico
Regia: Ethan Coen, Joel Coen
Uscita: 2009-12-04
Attori principali: Michael Stuhlbarg, Fred Melamed, Richard Kind, Aaron Wolff, Jessica Mcmanus, George Wyner, Adam Arkin, Fyvush Finkel, Katherine Borowitz, Amy Landecker
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- Voto: 6.5/10 (2 voti)

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Trama:
1967, Minnesota, St Louis Park. La vita di Larry Gopnik, integerrimo insegnante universitario di matematica ebreo, è messa a dura prova. Abbandonato dalla moglie che gli preferisce il suo ex collega viscido Sy Ablerman e beffato e ignorato dai figli, ha pure sulle spalle un fratello disoccupato autistico. A complicargli ancor di più l'esistenza, ci si mettono pure uno studente coreano, che prima tenta di corromperlo e poi minaccia di denunciarlo per diffamazione,e la sua affascinante vicina di casa che lo turba prendendo continuamente il sole nuda. Per trovare una stabilità esistenziale ed emotiva, Larry chiede consiglio a tre rabbini diversi, tentando di risolvere i suoi problemi e restare un mensch, un uomo serio.
Recensione:
Joel ed Ethan Coen, i cosiddetti “fratelli terribili” del cinema USA, famosi per le loro commedie irriverenti ma raffinatissime e sofisticate e per il loro cupo humor (comicità e grottesco nei loro film si fondono insieme in un risultato di alta classe) girano questa volta un film senza attori di grido e si spingono a raccontare una storia per loro insolitamente personale, quella di un ebreo in crisi nel Minnesota di fine anni ’60 (stato natale dei Coen). Tutto il film è un omaggio seppur irriverente alla cultura ebraica. Irriverenza che però fa intelligentemente riferimento a quell'ingente patrimonio di umorismo che si trova nella cultura yiddish. Il film come nel classico stile Coen presenta personaggi grotteschi e stravaganti quanto le situazioni che essi sono chiamati ad affrontare; il tutto con quell'autoironia di cui il mondo ebraico è capace, sapendo sorridere di se stessi, anche nelle situazioni più difficili. La storia si sviluppa nel racconto di alcuni devastanti frammenti di vita del classico loser tanto amato dai Coen, un uomo che attraversa la propria esistenza suo malgrado passivamente, senza mai cercare di reagire realmente. Il film inizia proprio con un prologo in yiddish in cui un uomo e una donna, marito e moglie, vengono spaventati da un fantasma ('dybbuk'), e che si conclude con un "tempi terribili ci aspettano", a preannunciare i tempi terribili che attendono l'ignaro Larry, il protagonista, “il loser” del film. Incapace di comprendere perché il destino abbia cominciato ad accanirsi contro di lui, da credente disorientato nella lotta tra ragione e trascendenza, cerca conforto e sostegno negli strumenti della fede, o meglio negli uomini di fede, i Rabbini, quelli che dovrebbero essere i punti di riferimento della comunita. La grottesca ironia della quotidianità tanto amata dai Coen si incarna quindi nella squallida vita del povero Larry Gopnik, un uomo serio e calmo, il cui unico desiderio è condurre una vita retta dall'etica, mentre tutto il mondo che gli gira intorno sembra indaffarato a fare cose di cui però non si capisce davvero il senso. Larry Gopnik pone tante domande e si frustra nel non ricevere mai uno straccio di risposta. Egli non è cosciente del fatto che per i suoi quesiti, come del resto per la sua stessa vita, non esiste soluzione. Il cinismo dei Coen gli pone d'innanzi personaggi decisamente inadeguati, dal rabbino giovane tanto entusiasta quanto incline alle citazioni banali, al rabbino cinico e indifferente che non sa dargli consigli se non una storiella senza senso, fino al rabbino anziano, saggio e venerato come un santone, che rifiuta persino di vederlo. (e donerà poi la sua perla di saggezza al figlio) Le disgrazie dell''uomo serio interpretato dal bravissimo attore teatrale Michael Stuhlbarg e il dramma finale che lo aspetta è lo specchio della visione pessimistica dei fratelli Coen. Un bel film per gli amanti del cinema dei Coen, ma non facile e non comprensibile in ogni sua sfumatura corrosiva e dissacrante se non si conosce un po' della cultura ebraica. Non siamo ai livelli di Barton Fink o di Fargo e neppure la potenza espressiva della messa in scena è quella de 'Il grande Lebowski', o di 'Non e un paese per vecchi', ma i personaggi di 'A Serious Man', anche quelli secondari, sono ben riusciti, perfettamente caratterizzati e strabilianti, interpretati da attori bravissimi. Una carrellata di umanità grottesca bizzarra fortemente aderente alla realtà. La storia, forse non proprio originalissima, regge comunque bene grazie anche a trovate geniali e seppur irriverenti mai davvero offensive. Si dice infatti che anche per questo finora le reazioni da parte ebraica in America sono state sostanzialmente positive. Ma è anche vero che, come hanno confessato gli stessi registi, «gli ebrei più rigidamente ortodossi non frequentano le sale cinematografiche»" La costante del cinema dei Coen, la descrizione ironica, comica, ma grottesca e corrosiva di un mondo dominato dall'ipocrisia dal non senso e la visione sarcasticamente pessimistica della vita è presente anche in questo film, e il loro intento di raccontare la storia di un uomo appartenente ad una comunità ebraica simile a quella in cui gli stessi registi sono cresciuti, si fonde con quello di mostrare ancora una volta di come la vita sia dominata dal non senso e di come l'uomo si accanisca inutilmente a cercare delle risposte e dei significati ad ogni cosa ad ogni problema. Pieni di humor, ma decisamente nero, i crudi e duri Coen proprio per questo loro cinismo e pessimismo di fondo non piacciono a tutti e possono facilmente irritare a volte per tanta crudeltà rappresentata seppur con modalità comico-paradossali. Ma per gli amanti della Settima Arte sopra ogni cosa, il loro cinema, caratterizzato da una rara e straordinaria potenza espressiva, da una lucidità narrativa e da una fervida carica onirica, è qualcosa di unico. Cinema allo stato puro che si fonde con la realtà cogliendone però i lati più grotteschi, ironici e paradossali, presentando i personaggi più bizzarri in formato decisamente abrasivo molto interessante dal punto di vista cinematografico appunto. Un'ultima curiosità, anche per questo film i Coen utilizzano lo pseudonimo Roderick Jaynes per firmare il montaggio delle loro opere.
Voto: 8
Stefania Muzio

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