prova Shining: film

Shining

Shining
Titolo originale: The Shining
Produzione: Usa
Durata: 2h e 26'
Genere: Thriller
Regia: Stanley Kubrick
Uscita: 1980-12-22
Attori principali: Jack Nicholson, Shelley Duvall
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- Voto: 8.5/10 (117 voti)

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Trama:
Jack Torrence decide di accettare il lavoro di guardiano d’inverno con la famiglia in un hotel sperduto sulle montagne. La solitudine e strane percezioni lo porteranno alla follia, che lo spingerà ad uccidere i suoi cari.
Recensione:
Shining a prima lettura si appresta ad essere la trasposizione cinematografica di uno dei romanzi del re dell’horror, Stephen King, il quale, avendo creato lavori migliori, ha visto la propria fortuna incrementarsi nelle mani di Kubrick, al quale va il merito di aver senz’altro migliorato e reso famoso il romanzo.
Jack Torrence è uno scrittore che accetta un lavoro qualunque, fare il guardiano di un hotel chiuso per la stagione invernale, per poter avere il tempo di perseguire la propria passione.
Il proprietario lo avverte di un omicidio - suicidio compiuto dal suo predecessore, il quale impazzito uccise la sua famiglia e se stesso. Ciononostante, Jack si dimostra poco intimorito e convince la sua famiglia, composta dalla moglie Duvall e dal pargolo Lloyd, a trasferirvisi.
L’hotel si trova in un luogo perso fra le montagne, reso inaccessibile dalla neve e dal ghiaccio.
Esso è immenso e vi regna la solitudine e silenzio, il presupposto perfetto per uno scrittore in cerca di ispirazione: tuttavia presto Jack darà segni di instabilità mentale, comincerà a interagire con personaggi che hanno abitato l’hotel cent’anni prima e ad avere visioni che lo indurranno ad uccidere la sua famiglia.
Come il regista ci ha abituato con altri capolavori (Arancia Meccanica, ndr) la pellicola rappresenta un ambiente mentale. Pertanto, ci troviamo di fronte ad altre tematiche importanti: l’uomo come animale sociale che, in quanto tale, necessita di vivere con i propri simili; la schizofrenia come conseguenza della forzata solitudine e la gravità della patologia; l’influenza che l’ambiente esercita sulla mente umana, la riflessione sulla malvagità umana, innata secondo la visione di Kubrick.
Ruolo fondamentale è quello del bambino: man mano che la narrazione prosegue Lloyd assume la razionalità che il padre seguita invece a perdere. Egli è colui che, nel cammino interiore (rappresentato dal labirinto finale) riesce a tornare sulle proprie tracce, a non perdersi e quindi a trovare la via della salvezza.
Fra padre è figlio vi è una competizione tipica del complesso d’Edipo freudiano: infatti entrambi amano la stessa donna e sono legati da un particolare sesto senso, la capacità di vedere oltre.
A Floyd va collegato l’uso granitico della steadycam, uno dei tanti virtuosismi tecnici che il regista decide di mostrare senza mai eccedere.

Di grandissima rilevanza è la musica. A dir poco inquietanti, sono capaci di terrorizzare anche senza immagini.
Non manca la critica alla società borghese: nelle visioni allucinante di Jack vi è anche una festa in grande pompa magna, dove ad un certo punto un uomo con un’ascia conficcata in testa si rivolge al protagonista dicendogli “non è una festa fantastica?”. Vi è anche una forte allusione all’alcolismo, dato che Jack utilizza l’alcol per andare oltre e avere le allucinazioni spaziotemporali.
Lo stesso hotel, chiamato “Overlook” ci rimanda al significato della parola stessa, “look over” esamina, guarda oltre, che potrebbe essere uno dei comandamenti che Kubrick vuole impartire con questo film.
In questo senso merita un approfondimento il labirinto finale, già citato precedentemente. Esso rappresenta il nostro inconscio, complicato e tortuoso, dal quale è difficile uscire. Può essere una sorta di via di perdizione, di salvezza o di morte, a seconda di quale interpretazione si decide di attribuirgli.
Shining non è un semplice horror che trasuda terrore. Shining è un film che fa emergere la paura che c’è in ognuno di noi, l’orrore della malvagità umana. Angoscioso, inquietante e claustrofobico, niente può descriverlo al meglio senza sminuirne il valore.
Voto: 7,0
Paola Priola

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