Dice la leggenda, o meglio Shyamalan autore della storia originale da cui è tratto questo Devil, che
in presenza di un suicidio il diavolo si manifesta. Certo è che nel caso di un suicidio ci deve per
forza essere stata una certa dose di disperazione e, se questa preceda o meno l'ingresso in scena
del Principe delle Tenebre, poco importa. Quel che conta e che siamo in territori non esattamente
rassicuranti. E quindi occhio alle spalle.
Questi i titoli di testa del nuovo lavoro di John Erick Dowdle, già firmatario dell'inutile copia
carbone di REC, accompagnati da allusive inquadrature capovolte delle moderne cattedrali: i
grattacieli delle multinazionali. Il suicidio in questione completa i suddetti titoli, subito dopo i quali
ci viene il dubbio che il diavolo, per fare la sua comparsa in scena, debba per forza servirsi di
un'ascensore. A meno di non voler comparire volando sui grattacieli di cui sopra. E gli ascensori dei
grattacieli si sa, sono angusti e pieni di gente incavolata. Nello specifico due donne e tre uomini i
quali, dopo che l'ascensore in questione si è fermato a metà tra due piani, cominciano a guardarsi in
cagnesco. Alla faccia delle buone maniere e dei sorrisi di circostanza, i cinque iniziano da subito a
manifestare una buona dose di paranoia e di insofferenza da spazi chiusi. Specialmente dopo che
uno di loro è stato aggredito, non si capisce bene da chi. Un poliziotto che, come un certo numero di
suoi colleghi ha una triste storia alle spalle e la famiglia devastata dalla sfortuna, si trova sul luogo e
si mette a guardare la scena dalla telecamera di sorveglianza. Curiosamente però le aggressioni
avvengono a luci spente, o telecamera oscurata, insomma non si riesce a vedere nulla. Roba da fare
causa all'azienda che ha installato le telecamere. O allo sceneggiatore, che ha messo cinque persone
e un certo numero di agenti di sorveglianza e poliziotti in una situazione da telefilm, ma con la
pretesa di tirarne fuori un lungometraggio, possibilmente anche di quelli che tengono il pubblico col
fiato sospeso. Inutile dire che non solo questa paventata circostanza non si verificherà , ma
addirittura c'è il serio rischio che lo spettatore si addormenti strada facendo. Non certo per mancanza
di interesse nei confronti della storia, che comunque si rivela da subito di una banalità sconcertante e
di una prevedibilità esasperante, ma piuttosto a causa dello scarso coinvolgimento provocato
dall'incredibile sonnolenta recitazione dell'intero cast. Si salva per poco solo il povero detective,
Chris Messina con la faccia da cane bastonato, e non certo perché sia riuscito a sfuggire alla banalitÃ
del personaggio. Insomma possibile che tutti i poliziotti che non sono divorziati a causa degli orari
di lavoro, si trovano comunque la famiglia massacrata e il fegato a pezzi per via dello stress? Non
sono previste indennità mediche e psicoterapeutiche per i poveretti che sono costretti a un lavoro
così estenuante e dal potenziale distruttivo così alto?
Ma tant'è i personaggi, il cui spessore è misurabile al microscopio, non riescono comunque
a stimolare interesse nel volenteroso spettatore, il quale seppure non ancora addormentato è
certamente sul punto di farlo quando si accorge che il tutto ha la rassicurante apparenza di un
mormonico ammonimento contro le condotte sconsiderate, di cui pare che tutti, in questo caso, si
sono macchiati almeno una volta nella vita.
A questo punto non c'è veramente più nulla che impedisca allo spettatore di abbandonarsi a un
bel sonnellino, magari accompagnato dalla buona colonna sonora che, a occhi chiusi può persino
strappare qualche piccolo brivido. Il trucco è non aprire mai gli occhi e sognare di essersi fatti
spaventare dall'eventualità che il diavolo si possa manifestare per davvero. E magari portarsi via
Shyamalan e tutte le sue pretese artistiche degli ultimi anni.