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Il Padrino

Anno 1972

 Il Padrino

Voto in archivio 9.50/10

Trama

Vito Corleone( Marlon Brando) è un boss della mafia newyorkese che nel giorno dello sposalizio della figlia riceve visite da chi chiede il suo intervento. Un affare di droga coinvolgerà il figlio Michael (Al Pacino) nel business di famiglia dal quale si era sempre tenuto lontano. Appena fidanzato con Key (Diane Keaton) il figlio prediletto dovrà difendere la famiglia, spronato dal fratello irruento Sonny (James Caan) e dal fido consigliere Tom Hagen (Robert Duvall).

Recensione

Voto dell'autore: 9.5/10

Se c'è un film che non passa mai di moda e con le sue innumerevoli influenze ha contribuito a creare molti film conseguenti e frasi famose quello è decisamente il padrino. Prima di tutto il cast stellare che componeva il primo film, che poi più o meno è stato riproposto nella seconda pellicola, aveva qualcosa di magico e proibito, molto realistico. Marlon Brando interpretava Vito Andolini, il boss della mafia di New York nato a Corleone e emigrato in America per cercar fortuna, Sonny ( James Caan ) la testa calda della famiglia, sempre pronto all'azione e per questo ammonito continuamente dal padre, Fredo ( John Cazale ) decisamente poco sveglio, ma buono e con un posto secondario rispetto agli affari della famiglia e infine Michael (Al Pacino) pluridecorato in ritorno dalla guerra, che sogna una vita lontano dagli affari loschi del padre che invece già lo immagina a capo del suo impero, per l'equilibrio e la calma che dimostra nella vita. L'unica figlia di Vito è protagonista fin dalle prime scene poichè la pellicola si dispiega proprio dagli incontri d'affari che il boss conduce durante il matrimonio di Connie ( Talia Shire ). Un altro personaggio decisivo nella storia è rappresentato da Tom Hagen (Robert Duvall) avvocato della famiglia e "consigliori" ovvero consigliere del boss nelle questioni legali e dei probabili risvolti dei suoi traffici. Tom era amico di Sonny e fu adottato dalla famiglia, perchè orfano, e cresciuto come un membro effettivo dei Corleone. Il momento decisivo della pellicola è rappresentato dal ferimento, in un agguato, del boss in carica. Il vero fulcro del plot infatti è la famiglia e la sua protezione, non è il solito film di gangster spara-a-tutti, la concezione di mafia rappresentata è ancora riferita alla vecchia scuola. Il boss che ha poteri in un determinato settore aiuta chi ha bisogno con le buone o con le cattive, sottointendendo di poter ricevere lo stesso favore in cambio. E' ben chiaro che la mentalità di Vito è ancora quella per cui uccidere rimane l'ultima risorsa possibile, se si riusciva a convincere il malcapitato con minacce velate o con interessi vantaggiosi si sceglievano metodi meno cruenti. Francis Ford Coppola si fa assistere dallo scrittore originale del Padrino, Mario Puzo, per la trasposizione cinematografica, leggendo il libro si scopre subito come si sia rimasti fedeli al testo e come il casting per gli attori sia stato accurato. Molti sono gli stereotipi, che gli americani tanto amano, che vanno ad integrare la serietà del tema, come le canzoni popolari (e anche un po' spinte a volte), il ragù, il look, l'accento e varie altre cose. Non si può comunque guardare un film di questo calibro con risentimento patriottico, tutto sembra corretto quando si è di fronte a ingiustizie impunite e l'accento che si pone continuamente va a toccare l'importanza del rispetto e dell'onore, della sacralità del nucleo familiare e del classico e immortale machismo siciliano. Infine la colonna sonora ormai famosissima curata da Nino Rota fa da collante ad un capolavoro imperdibile della cinematografia. Chi non ricorda quando Sonny consiglia di "andare ai materassi" (ovvero dormire su materassi in terra in periodo di guerra fra famiglie) o di quando Clemenza dopo aver assistito all'omicidio dell'autista dice al compare: "Lascia la pistola, pigghia i cannoli".

Note dal catalogo

Un film candidato a Oscar infiniti, una saga di una famiglia siciliana trapiantata a New York