Nel 1876 l’imperatore giapponese Meiji recluta un abile comandante, Nathan Algren, veterano della guerra civile per addestrare le proprie truppe all’uso delle armi da fuoco. Nella lotta contro gli ultimi samurai Algren verrà catturato e risparmiato dal nemico, che lo istruirà sulle usanze e sul codice d’onore Samurai. Alla fine Algren si schiererà con il nuovo alleato…
Un film davvero bello, anche se un po' lungo e
relativamente pesante, che tuttavia, sebbene non sia mai noioso, non
raggiunge il livello di capolavori come "Braveheart" o "Il
Patriota", ma è comunque molto profondo e valido. Tom Cruise recita
molto bene la sua parte, mentre gli altri attori rivestono perlopiù
ruoli secondari. Quasi tutto il film si basa infatti sul ruolo
interpretato da Cruise e sulla sua personalità.
Infatti il regista, Edward Zwick, riesce nel difficile compito di rendere il conflitto interiore che arde nel cuore del protagonista. Inoltre il film è scandito da un ritmo che non lo rende mai noioso. Il gusto del regista per la fedeltà è evidente nella ricerca di precisione nella ricostruzione del Giappone imperiale, nel mancato utilizzo degli effetti speciali al computer e nell’allenamento di diversi mesi richiesti a Tom Cruise per diventare abile nell’uso della spada.
Ma a conti fatti i veri protagonisti della storia sono l’onore e gli alti ideali per cui un uomo (d’altri tempi) è disposto a lottare. Insomma un mito che ancora oggi affascina e che riesce a tenerci incollati alla poltrona.
Voto: 7,5
Un secondo parere? eccovi la recensione di
kiky (http://www.k-sblog.it/sblog/)
Nel corso della vita tutti
incontriamo alcuni film che, senza un motivo apparente e oggettivo,
ci prendono completamente anema e core.
L'ultimo Samurai è entratoin modo del tutto inaspettato a far
parte di questa piccola e irrazionale cerchia di film della mia
vita.
Sono partita abbastanza prevenuta, ieri sera avevo un sonno
incredibile e il fatto che il film durasse due ore e mezza non
aiutava il mio umore globale.
E poi, l'inaspettato. Dopo i primi 10 minuti del patetico e
alcoolizzato capitano Nathan Algren sono stata completamente
risucchiata nel vivo del film. Sarà stata la stanchezza? Il troppo
studio? Lo stress pre-esame? Non lo saprò mai, però,
inaspettatamente è successo. E questo è l'importante.
Aldilà della trama banale e abbastanza scontata (e già vista) e
dell'incredibile monoespressività facciale di Tom Cruise,
il film è diretto magistralmente da Edward Zwick
con ritmo e con un'ottima fotografia e ricostruzione storica. Un
peccato però che non abbiano mantenuti i dialoghi originali, il
doppiaggio di molti personaggi giapponesi ha fatto scappare più di
qualche risata tra il pubblico. E peccato anche per alcune frasi
fatte che avrei eliminato volentieri a colpi di katana.
Musiche bellissime. Grandissimo il personaggio di Katsumoto e ho
trovato anche molto azzeccato il personaggio dell'imperatore:
praticamente un ragazzino sperduto con addosso responsabilità più
grandi di lui e consiglieri atti a fare esclusivamente i loro
interessi.
Ma cerchiamo di capire da dove arriva il mio eccessivo entusiasmo
per questo film. Credo che una buona parte del merito vada agli
interpreti giapponesi (come Ken Watanabe-Katsumoto)
e all'atmosfera di armonia che circonda sempre la loro cultura e i
loro ideali, così diversi dai nostri.
Il film vuole essere un'aspra critica alla civiltà americana e
sopratutto alla natura dell'uomo. O meglio, dell'uomo occidentale
cresciuto in una società individualista come può essere quella degli
U.S.A. .
Il regista ha sottolineato la vigliaccheria, l'avidità e l'egoismo
che guidarono le guerre di conquista che hanno coperto di sangue il
1800.
L'uomo che uccide per avidità, per avere più soldi e potere; l'uomo
che uccide con egoismo, calpestando uomini donne e bambini con
valori diversi dai suoi; l'uomo che uccide con vigliaccheria,
colpendo il suo nemico a distanza, costruendo armi sempre più
potenti e tecnologiche, senza neanche avere il coraggio di guardarlo
negli occhi e cancellando l'unico significato paradossalmente
sensato della guerra: l'onore e il coraggio.
Questo è l'uomo che emerge con prepotenza dalla pellicola. Il tema
della 'disumanità' dell'uomo è un tema che mi coinvolge
sempre e in particolare ieri pomeriggio, prima di andare al cinema,
discutevo appunto con mia madre sul tema dell'apprezzamento della
realtà, di quanto sia difficile accettarla e farsela piacere con
l'egoismo, l'ipocrisia e la cattiveria umana e con tutti gli orrori
che ci sono stati e che sicuramente ci saranno. Ok, sono scesa un
po' troppo nel filosofico e nello scetticismo acuto e forse sono
andata anche più in là di ciò che il regista voleva mostrare.
Ma forse è proprio per questo che il film mi ha preso in modo
particolare. Perchè ci ho visto (purtroppo) la realtà: il potere
dell'arroganza e dell'egoismo dell'uomo che si impone, ormai da più
di 5000 anni, sul lato 'umano' dell'uomo come una spirale
discendente.
Un bel film dalle atmosfere epiche ambientato in tempi remoti in cui l'onore e gli alti ideali erano tenuti in gran considerazione