Caro Ivo, definirei patetico il tuo
pensiero e non il film. Non è poi così
irreale come credi. Non guardare il pelo
nell'uovo (i bambini perfetti e
stupidaggini del genere), entra
nell'anima della persona e cerca di
guardare ciò che c'è dietro. Io l'ho
vissuto personalmente e ti assicuro che
questo film è molto, molto realistico.
Mi spiace che tu non abbia mai vissuto
un grande amore. Un sentimento che ti
prende l'anima. Nella tua vita manca un
pezzo.
Cristina
Il film si presenta come la
trasposizione cinematografica di un
testo della Ferrante. Olga, quarantenne
abbiente sposata e madre di due bambini,
viene improvvisamente abbandonata dal
marito. Da questo momento inizia una
vera e propria "discesa negli inferi",
dove l'abbandono viene vissuto dalla
protagonista come un misto di sensi di
colpa, inadeguatezza, irresponsabilità
nei confronti della famiglia (compreso
il cane), disperazione e "vuoto di
senso".
Nonostante la trama si presenti come un
drammatico viaggio all'interno di se
stessi, delle proprie convinzioni e
sicurezze, del proprio passato e del
proprio presente il film non riesce mai
a superare veramente un senso patetico
più che drammatico dei personaggi.
Questi, infatti, sono sempre
pericolosamente in bilico tra
un'ostentata drammaticità e la gag
facile, risultando il più delle volte
delle "macchiette" deboli e surreali.
Molti personaggi appaiono nel film senza
che questo ne sveli il senso della loro
presenza (basti pensare alla clocharde
che gira nel parco e che sembra ogni
volta voler essere un rimando simbolico
a chissà che cosa). I personaggi
principali sono poi una vera catastrofe.
La Buy, senz'altro brava, non può
reggere una sceneggiatura impastata e
infarcita di continue barzellette
moraleggianti (agghiaccianti le frasi
fuori campo con "spiegazione dei
sentimenti per deficenti presenti in
sala"). A parte qualche scena più o
meno piacevole risulta irritante con
questa "mise" mesta, affranta,
assolutamente irreale. Non convincente
(né convinta). Zingaretti (povero) ha
delle battute così cretine che qualsiasi
attore di qualsiasi spessore dovendo
proferire tale mole di idiozie ne
rimarrebbe sepolto.
Non convincono, poi, i bambini (sempre
perfetti), la mamma di lei (una specie
di fattucchiera che fa la promoter al
video telefono della telecom), il povero
Bregovich (timido e dimesso nella vita,
geniale artista sul palco)...
Insomma, a parer mio il film di Faenza
sarebbe meglio non vederlo, se non altro
perché non si può augurare a nessuno
(neanche al proprio peggior nemico) di
assistere al passaggio etereo del
fantasma del cane amato su un palco dove
sta rinascendo l'amore: TRASH!!!