Dal regista di "Friends", una opera
che vuole porsi sulla scia di "Victor
Victoria" e "A qualcuno piace caldo".
Il problema è che lì c’erano due
grandissimi registi, Blake Edwards e
Billy Wilder, che facilmente (visto il
loro talento prodigioso) riuscirono a
creare due pietre miliari della
commedia, un perfetto equilibrio tra
farsa e sentimento, tra umorismo di
battute e comicità di situazioni. Farse
paradossali dal ritmo travolgente in cui
il travestitismo era l'asse portante
dell'azione. Ma, ahimé, nulla di tutto
questo in “Connie e Carla” che dopo
appena mezz’ora comincia a girare a
vuoto, ripetendosi all’infinito per
arrivare poi stancamente al finale mal
realizzato, e senza essere mai
divertente né commovente né
coinvolgente. Difetta la sceneggiatura
(sembra che la Vardalos abbia poco da
dire su un argomento che è stato
sfruttato fino all’osso dal mondo dello
spettacolo), difetta la regia (senza
nerbo, senza fantasia, senza alcun tocco
d’originalità). Difetta la componente
“musical” del film (i numeri musicali
dovrebbero dare l’idea dell’ambiente
squallido in cui si producono, ma sono
in realtà squallidi).