Generalmente incomprensibile, farsesco,
ironico e malinconico. La quasi
sufficienza la conquista nel finale.
"I heart Huckabees" è un film
completamente schizzato: l‘intento è di
essere ironico, irriverente, spiazzante,
oltraggioso, iconoclasta, imprevedibile,
surreale… Ma è solo un gran pasticcio
logorroico dove si discute continuamente
di idealismo e concretezza,
collettivismo e individualismo,
altruismo ed egoismo, armonia e
contrasto, unità e interconnessione,
essenzialità e futilità, coscienza e
realtà… I cultori de “Le profezie di
Celestino”, dell’ “Avere o essere” di
Fromm, dell’esistenzialismo sartriano,
delle filosofie indo-tibetane avranno di
che deliziarsi (o irritarsi?).
Lo sceneggiatore e regista David O.
Russell al suo quarto film ha voluto
realizzare un’opera che fosse allo
stesso tempo divertente e impegnata: tra
una risata e l’altra lo spettatore
dovrebbe interrogarsi su quale sia il
significato della vita. Personalmente, a
me il film non ha strappato una risata,
mi ha annoiato e infastidito per la sua
mancanza di ritmo e l’abbondanza di
parole: certamente non mi ha indotto a
pormi quesiti essenziali sulla mia
esistenza e sul senso delle cose.
Il cast è, come si dice, stellare.
Dustin Hoffman, Isabelle Huppert, Naomi
Watts, Mark Wahlberg, Jude Law, Lily
Tomlin, Jason Schwartzman… Ognuno di
loro è in grado di sostenere un film da
solo, ma qui si elidono a vicenda e
appaiono tutti sprecati.