Voto medio: 8/10
Numero recensioni: 1

Recensioni

  • Leo Pellegrini - Voto: 7/10

    Il regista, nato a Teheran, vive in
    Canada dalla metà degli anni '80. In
    questa sua ultima opera ci mostra un
    Paese prigioniero di un immobilismo
    sospeso nel tempo (espressivamente
    accentuato da un cielo sempre terso,
    accecato dal sole che pare non mutare
    nell'arco della giornata) e a cui ben
    s‘intonano l’asprezza dei paesaggi, la
    solitudine dei personaggi, l’assenza
    quasi completa di dialoghi. Tutto sembra
    pietrificato. I movimenti della
    cinepresa sono lentissimi, le immagini
    ieratiche al massimo, misurati i gesti
    degli interpreti, immobile il panorama:
    tutto sembra fermo nel passato. Il
    regista non predica, non enfatizza, si
    limita a mostrare, lasciando che il
    contesto emerga da sé, dai gesti
    quotidiani. Illustra, senza quasi far
    sentire la sua presenza, le torture di
    una mentalità dogmatica, l’emarginazione
    delle donne, la cecità del
    fondamentalismo, i pericoli di una
    religione mal rappresentata.

    E’ chiara una concezione del cinema che
    rifiuta l'azione e i colpi di scena,
    che pratica la noncuranza nella
    recitazione (gli interpreti sono degli
    attori casuali), che predilige una
    struttura lirica più che narrativa...