Un bellissimo ritratto, accorato e
struggente ma a tratti anche umoristico,
di come si conduce l’esistenza nelle
Alture del Golan tra ostilità,
diffidenza, cieca e ottusa burocrazia.
Una storia che si svolge nell’arco di
poche ore ma che illustra con profondità
una doppia oppressione, quella della
minoranza drusa sottoposta
all’occupazione israeliana e quella
delle donne sottomesse alla tradizione e
al potere maschile. Una lunga scena
finale che è un capolavoro di surreale e
di grottesco e che rende al meglio
l’assurdità di certo comportamento umano
(dalla stupidità degna di un Kafka). Un
mondo socialmente e politicamente
opprimente che non impedisce però di
avere ancora dei sogni e delle speranze.
Un messaggio di comprensione e di
tolleranza che il regista Eran Riklis
(al cui attivo sono numerosi
documentari, spot e film campioni di
incasso in Israele) esprime con immagini
splendide e con un ritmo veloce e
scattante che non concede un attimo di
tregua e non permette allo spettatore la
minima distrazione. Grande la sua
abilità nella direzione degli attori,
tutti bravissimi e dalla sorprendente
spontaneità, abilissimi sia nel pianto
che nel riso.