Premessa
Sia che si parli di fotografia digitale
che di quella tradizionale ci sono dei limiti che sono insiti nella
tecnologia fotografica stessa. Limiti che al giorno d’oggi non possono in
alcun modo essere superati, indipendentemente dalle possibilit economiche e
dal corredo fotografico. Tali limiti sono ovviamente evidenziabili in un
confronto diretto con l’occhio umano, un sensore milioni di volte più
sofisticato dei migliori sensori che la tecnologia umana abbia fino ad oggi
prodotto.
Limiti della fotografia
Innanzitutto partiamo immaginando il
top delle macchine fotografiche che la tecnologia attuale potrebbe
concepire. Per farlo prenderemo il meglio dei modelli di punta delle varie
case costruttrici. Poi paragoneremo questa macchina fotografica ideale con
l’occhio umano.
Immaginiamo dunque una macchina che abbia un sensore di altissima
definizione come il Foveon X3 montato sulle Sigma, ma con una risoluzione
pari a quella dei modelli di punta Kodak (14 megapixel), un sensore capace
di produrre pochissimo rumore anche agli iso più elevati come quello montato
da Canon sulla EOS 1D Mark II e in grado di catturare dettagli anche in
controluce come il SuperCCD brevettato da Fuji. Si immagini di avere il
miglior obiettivo a ottica fissa al mondo e un corpo macchina da 10.000€.
Credo che tutti vorrebbero una simile macchina, e molti potrebbero ritenerla
insuperabile, ebbene l’occhio umano la supera senza alcuna difficolt: siamo
ancora lontani anni luce da quello che l’occhio permette di fare! Neppure
con una simile macchina infatti si possono rendere appieno le emozioni che
ci suggerisce un panorama notturno o il cielo stellato o ancora un campo di
grano. Anche il fotografo più bravo infatti deve sottostare a limiti tecnici
e non che gli impediscono di trasferire ci che vede sulla pellicola.
Innanzitutto la fotografia ha dei limiti tecnici che impediscono di scattare
foto perfette in certe condizioni (controluce, ecc). Come mai tali limiti
non sembrano essere visibili nelle foto scattate dalle migliori macchine
fotografiche o dai migliori fotografi? Semplice: il fotografo sceglie il suo
soggetto consapevole di questi limiti e di conseguenza nasconde la presenza
di questi limiti invalicabili. Egli infatti non sceglier certo un soggetto
che la fotografia non può rendere al meglio e se anche ci dovesse accadere
la foto sarebbe immediatamente cestinata. Solo le foto migliori verranno
pubblicate, ma provate a chiedere a un fotografo di scattare di notte senza
cavalletto, in controluce o catturare un cielo stellato e noterete subito
che tali limiti esistono e sono anche piuttosto stringenti.
Limiti intrinseci
Il primo limite delle macchine fotografiche legato alla presenza di un
solo obiettivo e al supporto attraverso il quale verranno poi visualizzate
le foto: la tridimensionalit del mondo reale, catturata
perfettamente dall’occhio umano grazie alla visione stereoscopica, non
riproducibile su alcun supporto. Televisioni, monitor, carta e
videoproiettori producono infatti un’immagine piatta. I sistemi che
permettono la visione tridimensionale (occhialini, visori per la realt
virtuale, ologrammi) sono poco diffusi, anche per via del costo, e
tecnicamente primitivi: spesso sono monocromatici, a bassa definizione ed
affaticano la vista.
La terza dimensione purtroppo molto più importante di quanto possa
sembrare. In un campo di grano ad esempio le singole spighe si distinguono
non tanto per il colore, ma proprio grazie alla terza dimensione. La stessa
cosa accade per le foglie di un albero. Eliminando la terza dimensione i
dettagli risultano distinguibile solo per la forma e il colore. Ma in molti
casi questo non basta in situazioni come quelle appena citate. Provate a
notare quanta differenza c’ a guardare il soggetto con un occhio chiuso.
Con un solo occhio aperto si perde infatti la percezione della terza
dimensione (che appunto legata alla visione stereoscopica dovuta a
entrambi gli occhi). In altre parole la perdita della terza dimensione
provoca l’eliminazione di numerosissimi dettagli che non possono essere
recuperati in alcun modo.
Inoltre la terza dimensione spesso porta con se sensazioni molto forti che
verranno perse insieme ad essa. Pensate ad esempio a una foto di un dirupo,
un pozzo molto alto o qualsiasi altro soggetto che vi incuterebbe paura del
vuoto e vertigini.
Le foto infatti non catturano tutte le sensazioni, ma solo quelle
visive: tutte le sensazioni dovute a odori, tatto, suoni e quant’altro
vengono irrimediabilmente perse. La temperatura dell’aria, la brezza fredda
o il clima torrido non saranno che un ricordo dopo la foto. Persino lo stato
d’animo, maturato in seguito a un insieme di eventi o discorsi, o legati al
luogo e al momento saranno persi per sempre. Si pensi a una cantina odorosa,
a una torrida estate o un freddo inverno, quali delle sensazioni legate a
queste situazioni accompagneranno le foto? Alcune saranno recuperabili con
l’immaginazione, ma molte, moltissime si perderanno per sempre e saranno
irraggiungibili persino per l’autore dello scatto.
Inoltre le macchine fotografiche immortalano un solo istante, un solo
momento, istante dal quale difficilissimo far riemergere ricordi sopiti:
una telecamera, nonostante la qualitààpi scadente delle immagini e la
difficolt del montaggio e della tecnica di ripresa, produce un filmato
continuo che rende molto più fedele il ricordo dei momenti ripresi.
Pensate a una gita all’estero, quante foto dovrete scattare per conservare
anche solo una piccola frazione dei ricordi legati a quel luogo e a quel
momento della vostra vita? Non basta infatti scattare poche foto dei
monumenti e dei luoghi più belli, ma bisognerebbe scattare decine di foto
per commentare ogni singola foto. Il percorso che avete fatto, la gente che
avete incontrato i palazzi, le vie e tutto il resto. Nemmeno una telecamera
registra tutto quello che vedete e le sensazioni ad esse collegate, ma
almeno un filmato può rendere con estrema facilit l’allegria di due persone
che scherzano sulla spiaggia o sulla neve, quando invece a un fotografo
professionista potrebbero occorrere decine di foto per cogliere l’attimo.
Come se non bastasse, le fotografie non indicano dove sono state scattate,
non conoscono il percorso che separa una foto dalla successiva n ci che
circonda l’area in cui stata scattata la foto. Essere presenti sul luogo
della foto rende l’idea mille volte meglio di dieci foto o di qualsiasi
grandangolo. Ruotare su se stessi, muoversi avanti e indietro, curiosare
ovunque meglio di qualsiasi panoramica e neppure mille foto possono
descrivere un luogo con la precisione data dall’averlo visto di persona.
Sarebbe bello che le foto registrassero la posizione (magari tramite un gps)
e la direzione in cui sono state scattate (tramite una bussola
tridimensionale, che riveli anche l’inclinazione verticale). Ma neppure
questo basterebbe. Solo con migliaia di foto, filmati e tanti commenti
vocali si potrebbe rendere un’idea del luogo ripreso.
Limiti tecnologici
Rumore: in fotografia il rumore indica la presenza in una foto di
puntini di colore o luminosit diversa da quella reale. Il rumore visibile
solo a ISO elevati, soprattutto in foto scure (ad esempio ben visibile
nelle foto notturne). Una pellicola di sensibilit 400 ISO produce un rumore
di colore neutro (dello stesso colore del pixel che sostituisce) che
visibile, ma quasi difficile da notare e comunque non fastidioso. Le
digitali (tranne le Sigma SD9 e SD10) producono un rumore molto più
fastidioso con tinte molto vivaci e con colori saturi e intensi (verde,
viola, rosso, blu).
Ma il punto che l’occhio umano non produce praticamente alcun rumore,
nemmeno in piena notte, nemmeno nel buio più assoluto.
Sensibilit notturna: Come se non bastasse la sensibilit dell’occhio
elevatissima! Il meccanismo di visione umano riesce a ottenere immagini
mai mosse (l’occhio non separa i “fotogrammi” come farebbe una videocamera,
ma cattura il flusso continuamente, tuttavia il cervello non registra le
immagini di durata inferiore a 1/15 di secondo circa.) e perfette anche in
condizioni di luce scarsissima. E questo avviene nonostante la pupilla sia
molto stretta rispetto al diametro frontale della maggior parte degli
obiettivi ( tale diametro a determinare la quantit di luce che arriva al
sensore). La sensibilit dell’occhio umano difficilmente calcolabile (a
quanti diaframmi equivale una pupilla aperta? E il tempo di otturazione?) ma
per ottenere un simile risultato con un obiettivo tradizionale servirebbe
almeno un 6400 ISO o forse addirittura un 12000 ISO!
Nitidezza/risoluzione: la risoluzione dell’occhio non uniforme,
pi alta al centro, dove raggiunge valori elevatissimi. Probabilmente se la
densit dei recettori (sono l’equivalente dei fotodiodi: i pixel del sensore
oculare si chiamano “coni” e “bastoncelli”) fosse uniforme e elevata come al
centro la risoluzione supererebbe addirittura i 30 megapixel.
Resa dell’immagine: molto spesso il rosso nelle fotografie viene male
in condizioni di luce scarsa, i colori non sono resi sempre allo stesso
modo, e si verificano problemi simili. Problemi del tutto assenti in natura…
Profondit di campo e messa a fuoco: oggi le macchine fotografiche da
migliaia di euro equipaggiate con obiettivi persino più costosi iniziano ad
avvicinarsi alla velocità di messa a fuoco dell’occhio: una brevissima
frazione di secondo. Per ottenere una profondit di campo simile (data la
scarsa sensibilit dei sensori) si tende ad ottenere un’immagine leggermente
scura nella maggior parte delle situazioni.
Contrasto dinamico: le capacit dell’occhio sono impressionanti:
riesce a catturare senza la perdita del minimo dettaglio sia zone colpite
dal sole battente di ferragosto, sia zone coperte dall’ombra di un grosso
albero che non lascia filtrare la luce. Un risultato stupefacente se si
passa poi ad osservare i controluce: l’occhio ha una resa perfetta di
entrambe le zone. Provate ad esempio a scattare una foto che copra un
esterno assolato e un interno in penombra, una delle due zone sarà
totalmente inservibile. Anche la saturazione fortissima nelle zone chiare,
tipica delle digitali (ma anche di quelle a pellicola), praticamente
assente nell’occhio umano.
Esposizione (scarsa intelligenza dei programmi): gli automatismi
presenti nella maggior parte delle fotocamere per la scelta dell’esposizione
ideale sono solitamente molto primitivi. L’errore di esposizione
solitamente dovuto al fatto che normalmente la macchina fotografica non sa
quale sia il soggetto della foto, ma anche e principalmente al limitatissimo
contrasto dinamico.
Livelli di colore, sfumature e posterizzazione: gli errori di
esposizione costringono spesso il fotografo al ritocco dell’immagine al
computer. Schiarire un’immagine significa per introdurre un effetto
fastidioso e ben visibile nelle zone con colori che sfumano progressivamente
da un colore ad un altro. La gradazione di colore assume un aspetto non più
sfumato, ma a scale tutt’altro che bello da vedere. Alla base di questo
effetto c’ il numero limitato di colori che una fotocamera registra,
l’occhio umano essendo analogico ne registra un numero illimitato.
Vibrazione degli obiettivi (parzialmente risolto): le fotocamere sono
molto sensibili al mosso e il modo più facile di ottenerlo muovere la mano
mentre si impostato un tempo di otturazione non adeguato. L’occhio umano
non risente affatto delle vibrazioni. Tuttavia grazie ai nuovi obiettivi
stabilizzati (IS) il problema va diminuendo di importanza.