prova Zeder: film

Zeder

Zeder
Titolo originale:
Produzione: Italia
Durata:
Genere: Horror
Regia: Pupi Avati
Uscita: 0000-00-00
Attori principali: Paola Tanzani, Cesare Barbetti, Ferdinando Orlandi, Bob Tonelli
Scheda di Opinioni
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- Voto: 7.1/10 (42 voti)

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Trama:
Chartres, FRANCE, 1956: In una casa infestata da una presenza, il commissario Meyer usa la piccola Gabrielle Gutmann per trovare il punto da cui proviene un’entità e nel pavimento della cantina scopre la tomba di Paul Zeder, un ricercatore d’inizio 1900 ossessionato dal ritorno dall’aldilà. La vicenda si sposta a Bologna nel 1983, dove lo scrittore Stefano scopre degli strani dati nel toner di una vecchia macchina da scrivere regalatagli dalla moglie Alessandra. Il giorno dopo lo mostra al prof. Chesi che gli racconta un’insolita storia sulla composizione di certi terreni K su cui nell’antichità si costruivano le necropoli e i templi per gli oracoli e sulle scoperte di Zeder. Stefano decide di rintracciare il proprietario della macchina da scrivere e tramite l’amico-carabiniere Guido viene a sapere che era stata di un certo don Luigi Costa. In canonica trova un uomo che, spacciandosi per don Luigi, gli intima di dimenticare ciò che ha scoperto. Dopo che gli hanno rubato il toner, Stefano torna in canonica, ma non trova l’uomo con cui aveva parlato. Don Mario gli rivela che don Luigi non è più lì da 10 anni e che forse si trova a Rimini dalla sorella. Poi la scena si sposta brevemente a Chartres, dove il commissario Meyer e Gabrielle Gutmann comunicano a un finanziatore l’intenzione di terminare uno strano esperimento. Intanto a Bologna una notte Stefano riceve la telefonata di una ragazza, intravista nello studio del prof. Chesi, che lo invita a un appuntamento per rivelargli delle cose, ma sarà uccisa da due sicari. Stefano, deciso a andare fino in fondo, va a Rimini per parlare con la sorella cieca di don Luigi. Qui scopre che qualcun altro è già stato a rovistare nella stanza del prete. Uscendo dalla casa nota l’uomo, spacciatosi per don Luigi, che accompagna la sorella del prete al cimitero e lo segue. Scopre che nel cimitero non è sepolto nessun don Luigi e, insieme alla moglie, va da un medico amico di Alessandra; questo gli dice che don Luigi voleva essere sepolto nel cimitero di Spina, ma qui scopre che la tomba è vuota. La ricerca lo porta in un’ex-colonia, ora comprata da una società francese per costruirci un albergo, che sorge vicino a un’antica necropoli. In un motel Stefano incontra un vecchio che gli racconta strane cose sull’ex-colonia. Una notte, durante un giro di perlustrazione intorno all’edificio, Stefano sente delle voci e s’imbatte in don Mario che poi sarà ucciso da un’entità malefica. Stefano viene a sapere dal proprietario del motel che i francesi hanno portato nell’ex-colonia dei sofisticati macchinari scientifici e, attraverso un passaggio segreto, decide di andare a controllare. Nell’ex-colonia scopre un laboratorio dove si sta studiando il cadavere di don Luigi. Spaventato corre da Alessandra, dicendole di portare una videocassetta al prof. Chesi e alla polizia. Ma sul treno di ritorno per Bologna Alessandra è uccisa dall’amico medico, che ormai sappiamo essere il capo dello strano esperimento, e dal suo sicario. Poi scopriamo che anche il prof. Chesi fa parte del progetto. Intanto Stefano ritorna nell’ex-colonia e scopre che don Luigi è ancora vivo e ha appena ucciso la signora Gutmann e il sicario che a Bologna s’era spacciato per il prete. Mentre Stefano fugge terrorizzato, a Chartres l’equipe italo-francese impegnata nell’esperimento zederiano proclama la riuscita del progetto. Tornato nel motel Stefano trova Alessandra morta. Accecato dall’amore, decide di fare ciò che prima gli sembrava disumano: seppellire il corpo di Alessandra nel terreno intorno all’ex-colonia, per farla tornare dall’aldilà. L’esperimento riesce, ma l’ultimo abbraccio è fatale per Stefano.
Recensione:
Incredibile! Pupi Avati, regista noto per commedie sentimentali, s’è cimentato due volte nell’horror e per due volte ha fatto centro: prima con "La casa dalle finestre che ridono "(1976) e poi con questo "Zeder". In entrambi i (capo)lavori si respira un’atmosfera di terrore che spesso manca nei professionisti del genere. "La casa dalle finestre che ridono "(per cui vi rimando alla recensione di Benzo) e "Zeder "si possono vedere come due favole veramente macabre, dove il terrore irrompe in un ambiente provinciale.



A differenza del precedente, "Zeder"è più “scientifico”, dato che il regista sottolinea l’uso della tecnologia per realizzare l’antico sogno umano dell’immortalità. Si possono ritrovare le influenze di alcuni capolavori degli anni 50-60 ("L’esperimento del dr. K"(1958) di Kurt Neumann,"La vendetta del dr. K"(1959) di Edward Bernd, "L’uomo che ingannò la morte"(1959) di Terence Fisher, "La maledizione della mosca "(1965) di Don Sharp, "Sepolto vivo"(196due) e "L’uomo dagli occhi a raggi X "(1963) di Roger Corman), anche se il provincialismo di "Zeder"gli dà un marchio incomparabile, inconfondibile e inimitabile.



La scenografia è il piatto forte del film. Quale migliore posto di Rimini per ambientare un horror che violenta l’apparente normalità di un posto sotto il sole, sbattendoci in faccia qualcosa di inconcepibile? Nel precedente film di Avati la follia umana distrugge la staticità provinciale e campagnola; qui invece è un’entità soprannaturale a abbattersi sull’ignara città balneare, ovviamente con la complicità dell’uomo. Già all’inizio "Zeder "fa veramente paura: la sagoma che assale la donna nei primissimi secondi del film e la presenza che si aggira nella cantina della casa infestata. Anche l’interno dell’ex-colonia verso la fine del film è terrificante; un enorme edifico abbandonato in cui avviene qualcosa di indicibile. Quel posto maledetto sotto il sole è il laboratorio in cui l’uomo, accecato dall’ambizione, sfida la morte. Avati sottolinea anche come l’ambizione accomuni sia laici che religiosi. Nel finale Avati ci getta nell’abisso del male e lo fa senza pietà. Ci troviamo di fronte a un perdente che per correggere gli errori del suo egoismo, usa gli stessi mezzi dei “cattivi”. Stefano è talmente coinvolto dalla ricerca che si dimentica di Alessandra che gli torna in mente solo quando realizza la sua sconfitta, ma è tardi. La decisione di Stefano di seppellirla nel terreno K dell’ex-colonia, è lo stravolgimento dello stereotipo dell’eroe vincente. Il regista offre allo spettatore pochissimi secondi d’illusione prima del finale, quando Alessandra ritorna dall’aldilà e riabbraccia Stefano. Questo abbraccio mortale non uccide solo il protagonista, ma anche tutte le speranze del pubblico in un lieto fine.
Voto:10,0
Voto: 10,0
STEFAAN-OI

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