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W.

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Trama:
"Chi credi di essere, un Kennedy?"
Ascesa e momemti cruciali della carriera e della presidenza degli Stati Uniti di George W. Bush.
Le scelte politiche e le motivazioni dietro quelle personali, raccontate senza pettegolezzi nč fronzoli da un regista avvezzo a raccontare la storia.
Recensione:
W. ? l'attuale, anche se per poco, inquilino della Casa Bianca. Con la complicit? di un monumentale Josh Brolin, Stone ce lo racconta senza fronzoli nel momento cruciale della sua presidenza: quello della guerra in Iraq. Il suo passato e la sua ascesa vengono affidati a dei flashback che, alternati col racconto principale, alleggeriscono il peso di tutte le riunioni e i consigli di gabinetto che furono dietro la decisione di bombardare l'Iraq. George jr viene raccontato con tono leggermente ironico, come un giovane dalle prospettive brillanti, ma dalla volont? debole. La competizione col fratello per l'attenzione paterna ? abbastanza centrale nel racconto che, negli anni dell'ascesa alla presidenza degli Stati Uniti, diviene l'unico movente di George. Se da una parte W. ? un rampollo importante, dall'altra ha una certa tendenza a comportamenti distruttivi, che gli valgono la disapprovazione paterna. La sua storia ? in primo luogo quella di una persona insicura, che cerca il sostegno della chiesa, non avendo quello del padre, e che dichiara, ad un certo momento che "Dio vuole che io sia presidente". Il resto ? storia. Dalla firma dei documenti che autorizzano le tecniche di interrogatorio per i prigionieri di guerra, fino alla decisione, avversata su pi? fronti, di bombardare l'Iraq e abbattere Saddam Hussein. Continua la fascinazione di Stone per i presidenti, dopo Jfk e Nixon, passando anche per il Comandante Castro, ecco il ritratto di un altro degli uomini che hanno avuto in mano il destino di milioni di persone. Si apprezza in primo luogo la scelta del regista di usare un tono lieve, inframezzando il racconto con le fantasie, e con i ricordi del protagonista. L'uso del flashback, che in alcuni momenti grazie al montaggio assume connotazioni sarcastiche, rende fruibile una storia che, in definitiva, si svolge tutta tra le pareti di una stanza. Ma non una stanza qualsiasi, questa ? la sede che ha visto prendere decisioni il cui effetto si ? riversato su tutto il mondo. La modalit? scelta da Stone di raccontare, senza quasi mai cedere al gusto perverso del pettegolezzo o dell'illazione, ci regala una biografia credibile, di un presidente molto improbabile. Il rampollo Bush eletto presidente ?, innanzitutto quello sbagliato, suo padre gli preferiva il fratello governatore della Florida, e questo ? risaputo. Oltretutto quando W. decide di candidarsi come goverantore del Texas, la famiglia sembra tutta schierata contro l'idea che egli scelga la carriera politica. Inoltre ha problemi di alcol, e si converte al cristianesimo per trovare un riferimento. Semplice, amante dei panini e dell'alcol, non sembra mai un presidente, meno che mai quando dichiara: "Sono il presidente! Sono quello che decide!" L'episodio del salatino, che fece il giro del mondo ce lo rende ancora pi? umano, caso mai ce ne fosse bisogno. Ed ? dura vedere l'uomo pi? potente dell'emisfero occidentale angustiarsi per il fatto che il suo unico desiderio era diventare una star del baseball. Lo vediamo soffrire nell'apprendere che suo padre non abbia apprezzato la continuazione di una guerra che inizi? lui stesso, in quel caso con l'appoggio popolare, e che comunque gli cost? la presidenza. Vediamo la gente opporsi ad una decisone presa sulla base di informazioni false che, incredibilmente l'uomo pi? potente della terra, non si ? preso la briga di far verificare. E via cos?, il racconto ? quello di una sconfitta, che profeticamente precede quella elettorale. Stone racconta l'uomo che ? dietro il presidente, con umanit? e semplicit?. Ma quell'uomo non era certo all'altezza del ruolo che ricopre tutt'ora. Non ? nel film che leggiamo la condanna, bens? nella storia. Una storia raccontata in maniera volutamente sobria, per lasciare pi? spazio possibile alla verit
Voto: 6,0
Anna Maria Pelella

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