prova Virus - Inferno dei morti viventi: film

Virus - Inferno dei morti viventi

Virus - Inferno dei morti viventi
Titolo originale:
Produzione:
Durata:
Genere: Horror
Regia: Vincent Dawn (alias Bruno Mattei)
Uscita: 0000-00-00
Attori principali: Margit Evelyn Newton, Franco Garofalo, Patrizia Costa, Robert O'Neil
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Trama:
I capi della multinazionale Hope decidono di collaborare con l’ONU per risolvere ilproblema della fame nel mondo, dopo il fallimento di varie strategiepolitiche per la distribuzione degli aiuti umanitari, con un sistema adire poco “rivoluzionario”. In uno stabilimento industriale della Hopein Nuova Guinea si decide la soluzione finale del problema della famenel mondo, sperimentando nuovi gas tossici con uno scopo preciso: lamutazione genetica dei popoli africani per trasformarli in cannibali,indurli a divorarsi reciprocamente e quindi a auto-estinguersi. Maqualcosa va storto. Prima che il progetto sia finito, un’avaria provocala fuoriuscita del gas tossico che colpisce gli stessi ricercatori delcomplesso industriale, i militari accorsi sul luogo e i giornalistiarrivati per documentare la tragedia. Da qui in poi fate finta di esserestati invitati a un’orgia di sangue, interiora strappate e arti umanisparpagliati.
Recensione:
Chissà perché proprio nel 1980 i registi di “cosa nostra” erano così affascinati dagli zombi cannibali? Vedendo pellicole come "Paura nella città dei morti viventi"(1980) di Lucio Fulci, "Zombie holocaust"(1980) di Marino Girolami, "Apocalisse domani "(1980) di Antonio Margheriti, "Incubo sulla città contaminata"(1980) di Umberto Lenzi, si ha la sensazione di essere di fronte a una vera e propria epidemia; senza considerare che nello stesso anno escono anche i 2 “capolavori” cannibaleschi di Umberto Lenzi, "Cannibal ferox "(1980) e "Mangiati vivi"(1980). Insomma nel 1980, nonostante fosse il periodo del “miracolo economico”, l’Italia aveva fame.



"Virus"non ha niente di più rispetto ai suddetti; è un horror gore-splatter con tutti gli ingredienti per gli appassionati del genere: arti mozzati, globi oculari schizzanti nell’aria, interiora sparpagliate e tanto sangue. Gli effetti speciali sono quelli usati nel filone zombesco, ma il fanatico sicuramente apprezzerà la fantasia contorta di Bruno Mattei che in questo film le inventa proprio tutte per martoriare i corpi nel modo più efferato possibile. La premessa fantapolitica del film è particolarmente provocatoria. E’ chiaro che qui Mattei riversa il suo pessimismo e la sua sfiducia nei confronti dell’alta politica internazionale (impersonata dall’ONU e dalle organizzazioni umanitarie) che tende la mano al terzo mondo. L’attenzione, e la critica, del regista si focalizza soprattutto sul fallimento di dibattiti, risoluzioni e strategie che, non portando a niente, sono rimpiazzate da soluzioni estreme decise da un vertice ristretto. Comunque il punto del film è la nemesi dell’uomo bianco, vera vittima della propria megalomania, contro cui si ritorce in modo orribile e spietato ciò che ha creato. Per rendere più reale la tragedia umana trattata, pare che Mattei abbia inserito spezzoni di quei documentari sul terzo mondo (molto spesso creati "ad hoc") di moda in Italia negli anni 70. Originale, quanto macabra, l’idea di trasformare la gente in cannibali che si auto-divorino per risolvere il problema della fame.
STEFAAN-OI

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