prova The Wrestler: film

The Wrestler

The Wrestler
Titolo originale: The Wrestler
Produzione: Usa
Durata: 105
Genere: Azione
Regia: Darren Aronofsky
Uscita: 1989-03-23
Attori principali: Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Judah Friedlander, Ajay Naidu, Mark Margolis, Ashley Springer, Anna-Karin Eskilsson, Giovanni Roselli, Angelina Aucello
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- Voto: 9.0/10 (2 voti)

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Trama:
Randy "the Ram" Robinson è stato un grande del wrestler negli anni ottanta. Adesso vive del ricordo della sua vecchia gloria combattendo di tanto in tanto, e vendendo video dei sui passati incontri. Ma quando viene colpito da un infarto dopo un incontro, e i medici gli sconsigliano di continuare a combattere, cercherà di rimettere insieme la sua vita e trovare un motivo per viverla che non sia il suo passato di lottatore.
Recensione:
Mickey Rourke ha avuto un passato da attore glam negli anni ottanta, che in parte sberleffa mostrando con orgoglio la faccia, i cui famosi e fascinosi connotati sono stati cambiati dal suo altro passato di pugile. Aronofsky ha alle spalle un pò di bei film, un capolavoro e un fiasco che gli valse l'ilarità dei critici a Venezia. Insieme raccontano del sogno americano, che spesso diviene un incubo. Se l'America di Rocky era per i vincenti, questa rappresentata in The Wrestler è per chi non solo si svegla e scopre che il sogno americano è, per l'appunto solo un sogno, ma non ha nessun desiderio di continuare ad illudersi di avere un motivo per sognare. L'uso della camera a mano per tutta la prima parte del film, ci comunica subito che siamo di fronte all'intenzione di raccontare una persona, e non la metafisica visionaria di un racconto fine a sè stesso. Il volto di Rourke, celato all'inizio e svelato per gradi, racconta invece una volontà di esistere, oltre che sfuggire al concetto di apparenza. Privato della possibilità di continuare a lottare, il suo Randy è straordinariamente tenace nella ricerca di un ruolo che non sia il reiterarsi di un passato. Cerca un lavoro, che si fa piacere per forza e in cui ricrea almeno l'illusione di un pubblico. Cerca poi una compagna nella disillusa spogliarellista, che un poco lo ama, e un altro po' lo sfugge per paura. Cerca infine la possibilità di esser ricordato, tentando la ricostruzione di un rapporto inesistente, con una figlia che non è mai stata sua. E mentre vive la speranza di una vita possibile al di fuori dell'illusione del sogno, si scopre assai più ferito dalla vita stessa che dal ring. L'ambiente è quello triste degli incontri semiprofessionistici, la gente è dura, disillusa ma continua a lottare. E il sangue che scorre dalla ferite inferte sul ring è di quello autentico, potrebbe esser stato spillato fuori dalla vita stessa, che non è stata clemente con nessuno degli attori di questo dramma. L'America della guerra immotivata in Iraq si sveglia una mattina e scopre che non si può continuare a lottare, usando magari come arma le protesi cui ci ha costretto la guerra stessa. Non si può semplicemente perchè siamo umani. E se qualcuno ha raccontato al mondo che gli americani sono dei cyborg che "spiezzano in due" l'avversario, è solo perchè allora era bello pensare di potersela cavare semplicemente facendo paura ai cattivi. Il desiderio di insinuare una visionarietà fa capolino di tanto in tanto nei dialoghi, il casuale e incongruente riferimento alla passione di Cristo, citata da una Maddalena che peccatrice forse lo è stata, ma sta cercando seriamente di redimersi, spinge lo spettatore a chiedersi su quale altare sarà alla fine immolato il protagonista di questo dramma del ricordo. Ed è appunto su questa domanda inevasa che lo spettatore si intrattiene oziosamente nei pochi momenti in cui ci sembra che Randy possa farcela. Ma se da un lato sappiamo che non è possibile una vita al di fuori dei sogni, quello che ci confermerà la visione di questo film è che la realtà per quanto dura, è comunque preferibile alle illusioni di passati splendori e di impossibili resurrezioni. Rourke è semplicemente perfetto, un lottatore nato, in parte attore del dramma e in parte sè stesso. Ed è con compiaciuta passione che vediamo Aronofsky tener dietro al suo protagonista, segno e simbolo dell'America che vuole cadere in battaglia, e non accetta il fatto che il suo passato splendore possa esser superato dalle miserie attuali.
Voto: 6,5
Anna Maria Pelella

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