prova Sul lago Tahoe: film

Sul lago Tahoe

Sul lago Tahoe
Titolo originale: Lake Tahoe
Produzione: Messico, Giappone, Usa
Durata: 81
Genere: Drammatico
Regia: Fernando Eimbcke
Uscita: 2009-08-28
Attori principali: Diego Cata?o, H?ctor Herrera, Mariana Elizondo, Yemil Sefani, Joshua Habid, Olda L?pez, Juan Carlos Lara, Daniela Valentine
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Trama:
Alla periferia di una città messicana, Juan, un ragazzo di sedici anni, fracassa la vettura di famiglia contro un palo del telegrafo. E' il tentativo di fuga da una casa dove regna il dolore a seguito della morte dell'amato padre. Chiama casa e suo fratello Joaquín gli dice che la madre è chiusa in bagno. Juan si blocca, nulla è cambiato. Alla ricerca di qualcuno che lo aiuti a riparare l'auto, Juan incontra Don Heber, un vecchio meccanico paranoico il cui unico compagno è Sica, un cane boxer dai comportamenti quasi umani. Don Heber gli promette di sistemare l'auto nel più breve tempo possibile, ma Juan deve trovare il pezzo di ricambio. Alla ricerca di quel pezzo, Juan arriva a "Refaccionaria Oriente", un autoricambi gestito da Lucia, una giovane madre convinta che il suo vero ruolo nella vita sia come solista in una punk band. Ma se Lucia sa tutto di musica, non ha la più pallida idea di cosa sia un pezzo di ricambio e Juan dovrà così attendere "colui che sa", David, un meccanico adolescente ossessionato dalle arti marziali e dalla filosofia Kung Fu. Gli assurdi e sconcertanti modi di vivere di questi personaggi trascinano Juan in una dimensione in cui egli arriverà a capire e ad accettare la morte come un evento naturale e inspiegabile.
Recensione:
Il film del regista e sceneggiatore messicano Fernando Eimbcke è un'ulteriore riprova della freschezza del cinema latino e sud americano, quella che si ritrovava in certi film italiani del Neorealismo, ricco di grandi invenzioni sceniche e drammatiche.. Delicato, venato di malinconia e ironia, volutamente didascalico nel susseguirsi della presentazione dei suoi bizzarri personaggi, "artigianale" nella messa in scena, "Sul Lago Tahoe" è al tempo stesso confezionato con rigore stilistico e con un fine preciso, quello della presa di coscienza delle proprie emozioni per poter tornare all'"ordine delle cose", alla verità. Elementi straordinari sono anzitutto la fotografia e la capacità di descrivere ogni personaggio con pochissimi elementi, giocando in tal senso soprattutto con l'espressività e la mimica facciale degli attori. Sul Lago Tahoe è stato presentato a Berlino 2007 dove ha vinto il Premio FIPRESCI e il Premio Bauer e poi ancora come Evento alla 47° Semaine de la Critique a Cannes. Il tema è quello della fuga. Spiega il regista che a volte vogliamo sfuggire la realtà, ma prima o poi ci ritroviamo a confrontarci con la verità ognuno lo fa a modo suo, con un proprio percorso esperienziale emotivo e fisico Eimbcke racconta per esempio che quando suo padre è morto ha passato un lungo periodo a negare. In questo senso, la storia del film ha un forte elemento autobiografico. Proprio come Juan, il regista ha preso l'auto di famiglia e si è schiantato. Cosa stesse succedendo nella sua testa in quel momento ancora non l'ha capito, ma ciò che è sicuro è che stava fuggendo da qualcosa e quel qualcosa era la verità, la realtà delle emozioni devastanti che la morte di una persona può creare, il vuoto incolmabile. Juan è in fuga per quasi tutto il film: fugge dal meccanico, da David, da Lucia e da casa, fino al momento in cui è in grado di piangere e di esprimere i veri sentimenti. Poi può tornare a casa. Il regista dice di aver sofferto in maniera lacerante la morte di suo padre. E' stato un processo molto complesso. Sono passati più di due anni prima di riuscire a pensare che fosse davvero accaduto, e lui, proprio come il protagonista, è dovuto passare attraverso un percorso del tutto particolare. Quando è stata stesa la sceneggiatura, la location era Toluca, una città industriale molto vicina a Città del Messico, ma dopo alcuni sopralluoghi col direttore della fotografia Alexis Zabé si è iniziata la ricerca di altri luoghi in tutto il Messico, dal nord al sud, allo Yucatán. In Progreso, in particolare il regista dice di aver potuto constatare che la vita e la morte vanno a braccetto: la città ospita un porto industriale pieno di attività in estate, ma è quasi desolato durante il resto dell'anno. Si possono vedere muri fatiscenti battuti dal vento del mare, ma si può anche ammirare la rigogliosa vegetazione di tutto il posto. Inoltre, la penisola dello Yucatan è piatta e il film mantiene sempre una linea orizzontale attraverso cui passa il personaggio principale. Molto interessante è l'uso di quella che viene definita "camera voyeuristica": macchina fissa e una ripresa che consente di guardare tutto quello che succede nell'inquadratura, da un ramo di un albero che si sposta col vento a un uccello che passa e, naturalmente, l'azione del personaggio. Risponde a una speciale narrazione del dramma. Il personaggio principale è solo, vulnerabile, un essere che si è perso ed è in fuga da qualcosa. Quando il regista ha mostrato il film al suo collega Iñárritu, questi ha detto che era come una nota musicale prolungata. Ecco perché Lake Tahoe non dà un'emozione fulminea allo spettatore, ma solo alla fine, quando emergono le domande. All'inizio vediamo un giovane preoccupato per la sua auto, e, all'apparenza, la storia è basata su questo personaggio che vuole ottenere di nuovo il suo veicolo, ma come il film va avanti, scopriamo che l'automobile è l'elemento meno rilevante, che questo ragazzo ha qualcosa di molto più importante nella sua vita da risolvere. Per quanto riguarda le dissolvenze in nero, fin dall'inizio, si è deciso di utilizzare solo processi foto-chimici, niente digitale. E in questo processo, quando si esegue una dissolvenza si ottiene una macchia nell'inquadratura precedente e in quella successiva. Allora, d'accordo con Alexis Zabé direttore della fotografia, il regista ha deciso che la cosa migliore fosse fare un taglio diretto a nero. Così, al montaggio (in fase di montaggio), hanno utilizzato i neri come un elemento narrativo, a volte drammatico, come un silenzio. Ogni incontro, ogni passaggio del film, da una sequenza all'altra, viene come inghiottito con lo schermo nero, quasi a tralasciare il superfluo della realtà, allacciando la traccia precedente con la successiva solo attraverso qualche suono residuo, come se i rumori nel buio significassero una pausa nell'attesa del vivere Il rifiuto ad utilizzare un processo digitale a favore della pellicola 35 millimetri non è casuale, la pellicola richiede infatti molto più rigore durante le riprese. Non si è utilizzata illuminazione artificiale; tutto quello che si vede è girato con luce naturale, ed è certamente una grande sfida per il direttore della fotografia non utilizzare mai alcuna luce artificiale, soprattutto per le scene notturne, ma Alexis è stato all'altezza ed il risultato è di grande pregio. LA fotografia di questo film è infatti uno degli elementi stilistici più notevoli. Il titolo è solo un alibi, una sorta di feticcio per il personaggio principale. È un adesivo attaccato sull'auto di famiglia, senza alcuna comprensibile importanza, tranne per il fatto che fa ricordare al protagonista suo padre. Il Lago Tahoe, secondo lago più profondo degli Stati Uniti, è un grande lago della Sierra Nevada, negli Stati Uniti, localizzato tra il confine della California e del Nevada, ed è famoso per la chiarezza delle sue acque e per il panorama delle montagne che lo circondano da tutti i lati. La zona, citata spesso come Tahoe, è nota come località e per questo chi puo'vi fa almeno una gita nella vita?.. Una piccola curiosità del film è il nome del cane, Sica, che è un piccolo omaggio al grande Vittorio De Sica. Don Heber è ispirato a "Umberto D", per il rapporto tra il vecchio e il suo cane.
Voto: 8
Stefania Muzio

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