prova Sotto le bombe: film

Sotto le bombe

Sotto le bombe
Titolo originale: Sous les bombes
Produzione: Francia, Gran Bretagna, Libano
Durata: 98'
Genere: Drammatico
Regia: Philippe Aractingi
Uscita: 2008-04-24
Attori principali: Nada Abou Farhat, Georges Khabbaz, Rawya El Chab, Bshara Atallah
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- Voto: 6.3/10 (4 voti)

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Trama:
Nel luglio del 2006 scoppia la"Seconda guerra del Libano" contro Israele. Zeina, che vive a Dubai, parte alla ricerca del figlio, mandato a Kherbet Selem dalla sorella per evitare di coinvolgerlo nei prolemi coniugali. A Beirut la donna incontra Tony, l'unico tassista disponibile ad accompagnarla verso sud. Il paese è devastato dagli attacchi israeliani e le strade sono in gran parte inagibili. Arrivata nel piccolo villaggio Zeina viene a sapere che Maha, la sorella, è morta sotto le macerie e che il figlio è stato portato via da alcuni giornalisti francesi.
Recensione:
Alla base del film vi è una trama molto semplice, una donna alla ricerca del figlio, è il contorno, la cornice che in realtà interessa il regista e il pubblico. Di nuovo centrale è il tema del viaggio che però stavolta è intrapreso per ritrarre la debolezza di un intero paese, la distruzione e l'odio suscitati dalla guerra. Il dolore può portare a gesti di solidarietà grazie al quale i due protagonisti, Zeina e Tony, si trovano a percorrere un cammino insieme, inizialmente da estranei, poi da veri amici, quasi amanti. E' in primis la sensibilità di Aractingi a toccare lo spettatore, la sua analisi particolare della guerra, soffermandosi sull'effetto che essa ha sulla psicologia umana e non sui tanti particolari raccapriccianti che essa può fornire: il pubblico "inorridisce" per il concetto stesso di guerra, per le sue ripercussioni sull'animo dei protagonisti, non per la presenza di scene violente. Vi è dunque una riflessione sul significato stesso di guerra, inutile causa di dolore. La ricerca del figlio diventa per la donna il raggiungimento della pace, un'evasione non solo dai difficili rapporti di coppia ma anche dal conflitto internazionale; il bambino è l'unica concretezza, l'unica meta da raggiungere in un momento così turbolento. Il film è in fondo un documentario ma non ne ha le sembianze, grazie ad una buona sceneggiatura ( scritta da Michel Lèviant e il regista ), a una regia che seppure cede ad uno stile documentaristico, con le tante riprese a mano, non si perde del tutto in quest'ultimo, all'eccellente interpretazione di Nada Abou Farhat e di Georges Khabbaz e alla suggestiva fotografia di Nidal Abdel Khalek, che riesce a catturare l'accecante luminosità e il fascino dei paesaggi ma anche la "polverosa distruzione" della città.
Voto: 8
Riccardo Balzano

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