prova Ricky - Una storia d'amore e libert: film

Ricky - Una storia d'amore e libert

Ricky - Una storia d'amore e libert
Titolo originale: Ricky - Una storia d'amore e libert
Produzione: Italia, Francia
Durata: 90'
Genere: Commedia, Drammatico
Regia: Fran??ois Ozon
Uscita: 2010-09-20
Attori principali: Alexandra Lamy, Sergi L?pez, M?lusine Mayance, Arthur Peyret, Andr? Wilms, Maryline Even, Marc Susini, Julien Haurant, Jean-claude Bolle-reddat, Catherine Jabot
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Trama:
Kathy (Alexandra Lamy) conduce una vita come tante: lavora in fabbrica per mantenere da sola la figlia Lisa (Mélusine Mayance). Quando incontra Paco (Sergi Lopez) sul posto di lavoro, scatta subito la passione e Kathy decide di accoglierlo in casa. Dal loro amore nasce Ricky, un bambino con un dono meraviglioso.
Recensione:
La vita modesta e monotona dell'operaia Kathy e della figlia, con i suoi rituali quotidiani, i suoi ritmi ben scanditi, basata sul forte legame madre-figlia, viene cambiata da due nuovi ingressi. Il primo è Paco, un uomo dall'aspetto burbero e apparentemente egoista, che entra nella vita e nella casa delle. Il secondo è Ricky, il pargolo nato dall'amore tra Kathy e Paco. Si tratta di un bimbo molto speciale che sviluppa nel giro di pochi mesi due piccole ali che diventano mano a mano più grandi, fino a permettergli di volare. Il film trae ispirazione dal racconto di Rose Tremain, Falena, ma se ne discosta però completamente, soprattutto nella seconda parte, addolcendo il finale, che nel racconto è durissimo: la madre si suicida, annegando nel laghetto come Virginia Wolf. E il padre è un vero bastardo, che lascia la donna quando il bambino vola via davanti ai giornalisti, perché non può più guadagnarci. Tremain poi fa raccontare tutta la storia alla vicina, che alla fine adotta la sorellina, e ne diventa la nuova madre.. Ozon ci offre invece una favola moderna, ma con punte di cinema alla Cronemberg e qualche nuvoletta di ironia. Il tema del film, dichiara Ozon in un intervista è quello della famiglia e della diversità, di come ognuno di noi occupa il suo posto preciso all’interno della struttura-famiglia, di come la famiglia sia un luogo di amore, assolutamente necessario, ma anche come essa possa diventare luogo di violenza, portando al desiderio di fuga, di volare via, per sopravvivere. La famiglia è amore e odio insieme, è una culla e una prigione. Nel libro fin dalle prime pagine il piccolo Ricky ha le ali, nel film invece si segue la sua crescita passo dopo passo per approfondire la tematica delle dinamiche familiari e la complessa evoluzione degli stati d’animo dei protagonisti. Viene anche toccato il tema dei mezzi di comunicazione di massa, sempre più abusati e incastrati in meccanismi autolesionistici che privilegiano il sensazionalismo (lo scoop a tutti i costi) alla buona informazione. In realtà Ricky, pur essendo un film con un soggetto davvero molto interessante che avrebbe potuto approfondire il tema della diversità in modo originalissimo resta solo uno spaccato ben delineato di una società proletaria fin troppo attuale al di là dell'aspetto fantastico della trama. Resta un film sospeso troppo carico di spunti ma in cui nulla poi viene approfondito e in cui i personaggi, a differenza del loro mondo proletario sono delineati con troppa superficialità. E' come se il film volesse mescolare insieme molti, troppi registri narrativi e non riuscisse a trovare quello a lui più congeniale. Il registro realistico molto ben utilizzato all'inizio (all'inizio sembra un film di Dardenne) si trasforma in registro horror fantastico con punte di comicità (volontaria o involontaria). Quando si vuole tornare al registro realistico il regista è come se non sapesse più bene come fare e propone una soluzione che lascia un po' delusi, perchè è la soluzione più semplice: si torna al registro fantastico.... Ricky vuole comunque essere una metafora della fuga dalla famiglia, dell'elevarsi dallo squallore del contesto e da una società che ha il mito della perfezione e dell'omologazione, questo è abbastanza chiaro. Poco convincente resta però il modo in cui questa metafora viene costruita, anche se la cifra stilistica resta invece molto interessante ed è forse l'unico elemento pregievole della pellicola oltre ovviamenete al bellissimo soggetto.
Voto: 6,5
Stefania Muzio

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