prova Look Both Ways: film

Look Both Ways

Look Both Ways
Titolo originale: Look Both Ways
Produzione: Australia
Durata: 100'
Genere: Drammatico
Regia: Sarah Watt
Uscita: 2009-06-19
Attori principali: Justine Clarke, William McInnes, Anthony Hayes, Lisa Flanagan, Andrew S. Gilbert, Daniella Farinacci, Maggie Dence, Edwin Hodgeman, Mary Kostakidis, Anthony Hayes
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Trama:
In Australia quattro storie si intrecciano tra loro e vengono riprese durante un fine settimana di una calda estate. Un giovane, giocando col cane, è finito non si sa se per errore o per sua volontà, sotto un treno merci, e il conduttore, ancorché innocente, sembra sul punto di crollare. Nick, fotoreporter abituato a rischiare la vita nei teatri di guerra, scopre di avere un cancro; Meryl, illustratrice per l’infanzia, sta tornando dai funerali del padre e “vede”, immaginandoli disegnati, pericoli dappertutto; Andy, giornalista arrivista e insoddisfatto, separato e già padre di due figli, viene a sapere che la sua nuova ragazza, Anna, è incinta.
Recensione:
Tre storie che si sfiorano senza quasi mai toccarsi, tre storie con il medesimo fantasma che aleggia: la paura. Il giornalista francese traumatizzato da un attentato in Iraq; la pittrice italiana che insegna arte all'adolescente figlia di immigrati; l'hostess finlandese che deve superare una ferita interiore. Tutti con un trauma che ha generato la paura più temibile, quella del prossimo, del vicino di casa, delle persone incontrate in metropolitana o del diverso. L’idea del film è venuta alla regista in treno, ai tempi degli attentati terroristici avvenuti a Madrid. A tutte le stazioni la polizia saliva per controllare i viaggiatori, così ha iniziato a pensare che questo atteggiamento non poteva che provocare uno stato di paranoia che avrebbe presto potuto contagiare tutto il mondo allargandosi a macchia d’olio. E così il suo film racconta storie di persone in distonia con il mondo e con il prossimo, a Roma ma anche a Parigi ed in Finlandia, in un generale contesto di paranoia e di sospetto nei confronti dell’altro e di tutto quello che ci circonda. Quello che accomuna i personaggi del film è il fatto che hanno tutti subito in passato violenze fisiche o psicologiche che hanno immancabilmente segnato le loro vite tanto da spingerli a vivere in solitudine rifiutando gli altri. Per tutti i personaggi narrati non vale più la pena di rischiare ma l’unica possibilità rimane lasciarsi sopravvivere in attesa non è certo chiaro di cosa. Ed invece inaspettatamente, sarà proprio la sfera “del prossimo tuo”, dell’altro, a dimostrarsi risolutiva nei confronti dei blocchi che si sono rivelati a prima vista insormontabili per tutte le piccole e grandi esistenze narrate nel film. Anne Ritta usa la cinepresa prima di tutto al servizio delle emozioni, le inquadrature che fa sono quindi pensate e costruite secondo il tempo ed il ritmo della cognizione emotiva del personaggio, per facilitare così l’immedesimazione dello spettatore. La regista ha cercato di privilegiare le emozioni dei personaggi perché sono i sentimenti umani che le interessano e le intenzioni sono di arrivare davvero al cuore di chi vede il suo film. Dal punto di vista tecnico in generale è chiara la tendenza alla pulizia formale, e alle inquadrature larghe che fanno un po’ il quadro del paesaggio in cui si svolge la scena; Molto bella l’idea di utilizzare tre direttori della fotografia diversi, in modo da dare le giuste tonalità ad ogni storia e renderla cosi maggiormente intensa,autentica e connotata. La cifra stilistica de Il prossimo tuo è fortemente europea, anche se la sceneggiatura ha molte situazioni derivative da film di Inarritu. La regia è precisa, elegante ed essenziale pur mancando di particolare connotazione. Infatti, alcune scelte stilistiche e visive sono un po' scontate: i panorami ghiacciati che rispecchiano quelli dell'animo dei personaggi, specchi e quadri che li rincorrrono cercando di raccontare qualcosa della loro vita. Tutto già visto, eppure il film di Anne Riitta Ciccone è un’opera sincera e nobile innanzitutto perché non accetta compromessi nei confronti della sue intenzioni introspettive e perché è capace di andare davvero a fondo delle psicologie dei personaggi narrati, raccontati con partecipazione e sensibilità davvero rare e senza cadute di stile. Inoltre il film presenta una sua originalità, mi ha fatto notare una spettatrice, che è quella di indagare rapporti normalmente inesplorati. Il finale, con la bellissima immagine del personaggio di Eeva che rinata, si lascia andare alla morbida e grandiosa bellezza della natura sconfinata ed incontaminata, è un immagine, che rimane fortemente impressa e che restituisce la speranza della libertà e anche della possibilità di una rinascita interiore a rilanciarsi nei confronti dell’altro, il prossimo tuo.
Voto: 7,5
Stefania Muzio

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