prova L'uomo che verrà : film

L'uomo che verrà 

L'uomo che verrà 
Titolo originale: L'uomo che verrà 
Produzione: Italia
Durata: 117'
Genere: Drammatico
Regia: Giorgio Diritti
Uscita: 2010-01-22
Attori principali: Claudio Casadio, Maya Sansa, Alba Rohrwacher, Vito, Tom Sommerlatte, Eleonora Mazzoni, Raffaele Zabban, Orfeo Orlando, Diego Pagotto
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Trama:
Inverno, 1943. Martina, unica figlia di una povera famiglia di contadini, ha 8 anni e vive alle pendici di Monte Sole. Anni prima ha perso un fratellino di pochi giorni e da allora ha smesso di parlare. La mamma rimane nuovamente incinta e Martina vive nell'attesa del bambino che nascerà, mentre la guerra man mano si avvicina e la vita diventa sempre più difficile, stretti fra le brigate partigiane del comandante Lupo e l'avanzare dei nazisti. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1944 il bambino viene finalmente alla luce. Quasi contemporaneamente le SS scatenano nella zona un rastrellamento senza precedenti, che passerà alla storia come la strage di Marzabotto.
Recensione:
Giorgio Diritti, classe 1959, al suo secondo lungometraggio, affronta la strage di Marzabotto come si dissotterra un oggetto dimenticato: una parentesi storica vergognosamente sepolta dal silenzio, 770 morti raccolti in poche righe sui libri di scuola. A due anni dal processo di La Spezia, che ha condannato in contumacia 10 colpevoli dell’eccidio scagionando altri sette imputati, la macchina da presa ricostruisce i nove mesi precedenti il massacro. La storia è girata in stretto emiliano e sottotitolata in italiano. Siamo nel 1943 alle pendici del Monte Sole, non lontano da Bologna: la piccola Martina, otto anni, è l'unica figlia di una famiglia di contadini e ha smesso di parlare quando è morto un suo fratellino di pochi giorni. Ma la mamma (Maya Sansa) resta di nuovo incinta, proprio mentre la guerra si avvicina sempre di più, coinvolgendo anche la comunità in cui vivono lei, la madre, il padre (Claudio Casadio) e la zia (Alba Rohrwacher). Eventi che culminano quando le Ss, nel corso di un maxirastrellamento, compiono la più orribile delle stragi di innocenti... Alla fine il bilancio sarà di 770 morti, in maggioranza donne, bambini e anziani. Presentato allo scorso Festival del film di Roma, L’Uomo che verrà ha vinto il Marc’Aurelio D’Argento e il premio del pubblico. Dietro il film c'è un grande lavoro di ricerca. Racconta il regista: "Ho letto libri, ho incontrato le persone coinvolte, ho compiuto il loro percorso di sofferenza. Quanto al modo di rappresentare i nazisti, dalle testimonianze, scritte e non, si vede come consideravano davvero le persone del posto dei sottoumani: uccidere una mucca, o una donna, per loro era lo stesso. Tra le famiglie delle vittime molti non vedranno il film, è troppo difficile. Io non l'ho girato per loro, ma per i nostri figli e nipoti”. Prestano il volto, cotto dal sole e scavato dalla miseria, decine di attori improvvisati, gli abitanti dei comuni limitrofi, e una rosa di interpreti affermati, tra cui spiccano Maya Sansa, Alba Rohrwacher , Claudio Casadio. Nei panni della piccola Martina, Greta Zuccheri Montanari, una bambina con uno sguardo profondo come pochi adulti che, con la logica istintiva dei bambini, svela subito la calcolata assurdità di certi gesti perpetrati dagli adulti. Incantevole per bravura e capacità espressiva, alla sua recitazione straordinaria nulla aggiungerebbe la parola. Come nel film d’esordio di Diritti “Il vento fa il suo giro”, ancora una comunità raccolta attorno ai tempi ancestrali della natura, avvolta in abiti sgualciti e interni spogli. E come nello stesso film è una memoria attiva e non commemorativa a guidare la macchina da presa. Giorgio Diritti ha collaborato molto con Ipotesi Cinema, istituto fondato da Ermanno Olmi per la formazione di giovani autori. L’impronta del suo maestro, come ama definirlo il regista, è evidente nello stile dall’andamento che sembra sempre seguire i ritmi della natura, dalla regia contemplativa e poetica nella ripresa dello scorrere delle stagioni e dei cicli della natura. La vita contadina di quegli anni è ripresa con realismo e ricchezza di dettagli, la ricostruzione d’ambiente è impeccabile, cosi’ come lo sono le interpretazioni degli attori tutti. A tratti pare di assistere davvero ad un documentario cui si è aggiunta straziante poesia d’immagine.. Molte immagini tratte da questo film sono come dei quadri di straordinaria potenza espressiva, esaltata dalla fotografia di Cimatti. Verso la fine una sequenza in meno, per me inutile, avrebbe potuto dare ancora più credibilità ad una pellicola già di per sé straordinaria. Nei titoli di coda si dichiara che i personaggi e le vicende del film sono frutto di finzione, mentre lo sfondo storico (la strage di Marzabotto) è reale. Tuttavia il regista precisa che tre personaggi del film sono realmente esistiti cosi’ come descritti nel film. Uno è don Giovanni Fornasini: ordinato sacerdote della parrocchia di Sperticano, il 25 luglio 1943 fa suonare a festa le campane, quando viene a conoscenza della destituzione di Mussolini, si impegna attivamente nella resistenza ed è membro della brigata partigiana "Stella Rossa". Difende come può dalle angherie dei nazisti la popolazione, riuscendo a salvare diversi parrocchiani facendo loro scudo con il suo corpo. Viene ucciso a bruciapelo a Casaglia di Caprara da un ufficiale tedesco da lui accusato apertamente dei delitti compiuti a Marzabotto, il suo corpo decapitato verrà ritrovato alla fine dell'inverno. Nell’ottobre 1998 a Marzabotto, il cardinale Giacomo Biffi, dà inizio al processo canonico di beatificazione. Un’altro è Don Ubaldo Marchioni, che fu ucciso davanti all'altare della chiesa di Casaglia: la pisside che teneva in mano al momento dell'uccisione si conserva ancora, con una pallottola incastrata sul fianco. Anche la donna storpia uccisa in chiesa, perché non aveva potuto ubbidire ai soldati tedeschi che le avevano ordinato di uscire subito è sequenza presa dalla realtà, e di lei si conserva memoria con una piccola lapide a Sperticano. L'ambizioni del regista, di ricostruire una coscienza sociale con la settima arte affinché si arrivi ad un “futuro recente” in cui “la guerra sia ricordata come un’antica barbara usanza, al pari del cannibalismo” è forse un po’ pindarica, tuttavia è rassicurante pensare che ci sia qualcuno, con un talento straordinario perfettamente adeguato a creare questa coscienza, che creda fermamente a quest’intenzione e si impegni in tal senso.
Voto: 9
Stefania Muzio

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