prova Il riccio: film

Il riccio

Il riccio
Titolo originale: Le hèrisson
Produzione: Francia, Italia
Durata: 100'
Genere: Commedia, Drammatico
Regia: Mona Achache
Uscita: 2010-01-05
Attori principali: Josiane Balasko, Garance Le guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet, Ariane Ascaride, Wladimir Yordanoff, Sarah Lepicard, Jean-luc Porraz, Gisele Casadesus, Mona Heftre
Scheda di Opinioni
Vota il film:

- Voto: 10.0/10 (1 voto)

Commenti


Commenta il film!

Trama:
Parigi, rue de Grenelle, 7. Renée Michel, la portinaia di uno stabile abitato esclusivamente dall'alta borghesia, sembra essere il prototipo della sua categoria: è infatti una donna grassa, sciatta e teledipendente. Renée però nasconde un segreto che nessuno sospetta: in realtà è una donna coltissima interessata all'arte, alla letteratura e alla musica. Nello stesso palazzo abita Paloma Josse, una ragazzina di 12 anni dall'intelligenza straordinaria che però ha deciso di suicidarsi il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno. Nel frattempo, Paloma si comporta come le sue coetanee e, mentre osserva critica tutto ciò che la circonde, si finge una ragazzina mediocre e interessata alla vita. Sarà l'enigmatico monsieur Ozu, un ricco giapponese, nuovo inquilino dell’edficio, a farle incontrare e a cambiare il corso delle loro vite.
Recensione:
L'esordiente Mona Achache dopo alcuni cortometraggi e una piccola parte nel film di Costa-Gavras “Verso l’Eden”, trasferisce sul grande schermo il bestseller internazionale “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery, con il titolo “Il riccio”. Mona Achache ha confessato ai giornalisti che l’hanno intervistata in Italia come il suo rapporto con l’autrice sia stato quello che tutti i registi sognano: dopo un incontro iniziale, la Barbery si è completamente disinteressata del film, andando a vivere addirittura in un altro continente, in Giappone. La regista ha dunque potuto lavorare in tutta libertà, interpretando a modo suo una storia che è al tempo stesso molto letteraria e carica di significati simbolici, primo fra tutti il contrasto tra l’apparenza banale e quasi trasandata ed il ricco universo interiore che ciascuno nasconde. Ma la Achache si allontana dal libro, abbastanza da irritare la scrittrice che ha voluto un titolo diverso dal libro ed ha recentemente criticato anche la locandina del film, che dice essere troppo simile alla copertina del romanzo. Muriel Burbery, ha inoltre pubblicamente “scomunicato” l'opera, stroncandola senza pietà, e ha intimato alla produzione di sostituire la dicitura «tratto da» con la più generica «liberamente ispirato a». Una spiegazione un po' maliziosa, data da Maltese, di tanta furia è che la Barbery si sia pentita d'aver venduto i diritti cinematografici troppo presto, quando il romanzo non aveva ancora venduto milioni di copie, accettando la regia e la sceneggiatura di una regista esordiente. Lì dove nel libro c'era la pagina scritta del diario per descrivere le proprie emozioni, nel c'è una videocamera davanti cui ci si racconta. La piccola aspirante suicida Paloma diventa personaggio principale di un viaggio alla scoperta dell'altra protagonista: la portiera del palazzo Renée, donna volutamente brutta e scontrosa affinché nessuno possa disturbarla nella propria ricerca del piacere attraverso i libri e la cultura. E' lei il riccio del titolo, una creatura all'esterno spigolosa, ma all'interno dolce e bella come poche altre al mondo. "Quando sono angosciata, mi ritiro nel mio rifugio. Non c'è nessun bisogno di viaggiare; mi basta raggiungere le sfere della mia memoria letteraria e il gioco è fatto", diceva Renèe nel libro. A mettere in contatto Renée e Paloma è un uomo, l'intellettuale e gentilissimo giapponese Kakuro, nuovo inquilino del palazzo dove abitano entrambe. E' attraverso lui che la prima si riavvicinerà al vero senso della vita e la seconda avrà modo di vedere quanto al mondo possano esistere adulti ben diversi da quelli della propria nevrotica famiglia. La Achache racconta il lento sbocciare delle persone, sottolinea i cambiamenti dei personaggi senza mai forzare la mano. Tutto è lieve e allo stesso tempo progressivo e misurato. Il tono è sempre gradevole, il dramma è percepito come un peso lontano su cui si sta lentamente ricamando sopra una nuova felicità. Paloma e Kakuro, non soggetti per natura (quella dei bambini) e per cultura differente dalla nostra (quella orientale) a pregiudizi o sovrastrutture, scoprono e danno nuova attenzione alla bellezza di Renée, esplorandone la profondità e l'affettività. Il film stilisticamente raffinato, ma registicamente piuttosto ordinario, è sostanzialmente fresco e sincero, se si pensa che la regista ha solo 28 anni. Molti dicono che il film sia più sincero e autentico nello sviluppare il soggetto principale di quanto lo sia il libro che si autocompiaceva di tante citazioni e pensieri "alti"e che si avvale, dicono, di disquisizioni filosofiche un po' fini a se stesse. Sicuramente il film della Achache è un prodotto che si rivolge ad un vasto pubblico. Pur nella sua freschezza impiega alcune astuzie narrative e registiche che ne fanno un prodotto ad uso e consumo del grande pubblico e che sono studiate per piacere, tuttavia è molto raccolto nella sua riflessione sul senso della vita. Pur non essendo un prodotto memorabile, pur peccando a volte di un eccessivo uso del sottinteso e di un poco credibile uso di toni eruditi da parte del personaggio della ragazzina Paloma, resta un film gradevole, soprattutto grazie alla recitazione intensa e davvero riuscita della Balasko, senza la quale non sarebbe la stessa cosa.
Voto: 6,5
Stefania Muzio

Leggi i commenti Collabora con noi! Invia una recensione