prova Hostel: film

Hostel

Hostel
Titolo originale: Hostel
Produzione: Usa
Durata: 95
Genere: Horror
Regia: Eli Roth
Uscita: 2006-02-24
Attori principali: Jay Hernandez, Derek Richardson, Eythor Gudjonsson, Barbara Nedeljakova, Jana Kaderabkova, Jan Vlas??k, Jennifer Lim
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- Voto: 7.5/10 (95 voti)

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Trama:
Apparentemente la trama sembra ben pi๠che scontata, ma col passare dei minuti si rivela in tutta la sua originalità : due ragazzi decidono di viaggiare in Europa con l'unico scopo di divertirsi, "spaccare" e soprattutto "conoscere" tante giovani e belle signorine.
Conoscono un terzo ragazzo (il pi๠simpatico e sfrontato del gruppo) e una volta lasciatisi inebriare dal profumo del peccato di Amsterdam, sotto il consiglio di un soggetto per nulla raccomandabile, si dirigono in tutta fretta in terra slovacca (pi๠precisamente verso un famoso ostello) dove pare che le ragazze siano disinibite ai massimi livelli.ragione o torto? Le cose sembrano andare per il meglio per la simpatica combriccola, ma improvvisamente cominciano a scomparire uno ad uno.
Colori scuri (un po' troppo), musica indefinibile a metà  tra un horror vampiresco e un disco di emocore, street punk, techno industrial fanno da sfondo alla meravigliosa Amsterdam, luogo di perdizione e di delirio assoluto (e continuo). Il ritmo è veloce, la compagnia è ok, cosଠcome i dialoghi (la mano di Tarantino si riconosce da subito), e mi stupisco di come non appaia sullo schermo il buon Michael Madsen, uno dei soggetti preferiti del nostro Quentin.
Tutto promette bene, e il livello di trash sembra aumentare ogni minuto di pià¹. Poi, d'improvviso, la terra slovena, fredda, oscura, da brividi, cosଠcome il sottofondo musicale, teatrale che lascia presagire dei risvolti di sangue.
L'ostello in cui giungono i nostri amici è il paradiso disceso sulla terra, veramente da non credere! Modelle russe, slovacche che li invitano in ogni momento in discoteca, una pi๠bella dell'altra, insomma, una situazione assolutamente surreale.ci deve essere sotto qualcosa, e infatti.
La trama comincia a complicarsi, si ritorna nella camera delle torture con Zed e Marcellus Wallace, con gli "strumenti" da lavoro tipici di Non aprite quella porta e Creep il chirurgo.già , il chirurgo, interessante prospettiva sul dottore proveniente da casa Tarantino!
Che dire, la storia, o meglio, il movente degli omicidi è davvero ottimo e originale, ma la resa sullo schermo non è delle migliori e soprattutto non è all'altezza dei nomi degli autori. Una volta resoci conto della storia in sà© il ritmo diviene inspiegabilmente lento, noioso, banale, e soprattutto (madornale lacuna per un horror) non c'è la benchà© minima traccia di tensione. Uno splatter senza tensione perde la sua anima, cosଠcome Hostel: parte benissimo, ma si perde tra le sue orme, si confonde con la sua ombra, non trova pi๠la strada verso l'orrore pi๠disumano e insopportabile, quello psicologico (oltre che fisico). Perchà© il mitico Quentin (prima di addentrarsi nella realizzazione di un horror "serio" non ha visto e rivisto pellicole firmate da Carpenter, Barker e Hooper? Che forse abbia pensato che un po' di sangue e splatter bastino per avere un posto là , nell'olimpo del male? Non ci siamo proprio, amico).
Dispiace enormemente perchà© nella produzione figura appunto il nome del regista che ha rinnovato il cinema da circa 10 anni a questa parte (Tarantino), e forse è solo per questo motivo per cui il film ha letteralmente disintegrato i botteghini in America! Già  Eli Roth non si era per nulla distinto con i suoi precedenti lavori, come Cabin Fever (orribile), per cui deve al possente nome del suo amichetto se la gente non vede l'ora di correre al cinema. Ci vuole ben altro per girare un horror. Perchà© Lang, Murnau, Wiene e soprattutto James Whale sono considerati i grandi maestri dell'horror noir del passato pur non avendo avuto a disposizione praticamente alcun effetto speciale? Perchà© non era solo cinema, era teatro, attori che portano sulla scena la paura, il delitto, l'angoscia e la perdizione. Tutto questo manca in Hostel, per non parlare degli innumerevoli punti deboli che portano un sorriso sul mio volto profondamente deluso, già , credevo molto in questo film, osannato dalla critica; chissà  quanti come me sono fatti ingannare dalla magnificenza del trailer!
L'unico plauso va all'ultimo quarto d'ora del film per via di un paio di scene veramente rosso sangue peraltro scopiazzate da un genio assoluto quale Takashi Miike (Ichi the Killer, Visitor Q, Audition), solo dal punto di vista estetico però; Wolf Creek, The Descent, Creep il chirurgo e la Casa dei 1000 corpi (del fantomatico Rob Zombie) vincono la sfida con Hostel per 1000 a zero.
Recensione:
Apparentemente la trama sembra ben più che scontata, ma col passare dei minuti si rivela in tutta la sua originalità: due ragazzi decidono di viaggiare in Europa con l'unico scopo di divertirsi, "spaccare" e soprattutto "conoscere" tante giovani e belle signorine.
Conoscono un terzo ragazzo (il più simpatico e sfrontato del gruppo) e una volta lasciatisi inebriare dal profumo del peccato di Amsterdam, sotto il consiglio di un soggetto per nulla raccomandabile, si dirigono in tutta fretta in terra slovacca (più precisamente verso un famoso ostello) dove pare che le ragazze siano disinibite ai massimi livelli.ragione o torto? Le cose sembrano andare per il meglio per la simpatica combriccola, ma improvvisamente cominciano a scomparire uno ad uno.
Colori scuri (un po' troppo), musica indefinibile a metà tra un horror vampiresco e un disco di emocore, street punk, techno industrial fanno da sfondo alla meravigliosa Amsterdam, luogo di perdizione e di delirio assoluto (e continuo). Il ritmo è veloce, la compagnia è ok, così come i dialoghi (la mano di Tarantino si riconosce da subito), e mi stupisco di come non appaia sullo schermo il buon Michael Madsen, uno dei soggetti preferiti del nostro Quentin.
Tutto promette bene, e il livello di trash sembra aumentare ogni minuto di più. Poi, d'improvviso, la terra slovena, fredda, oscura, da brividi, così come il sottofondo musicale, teatrale che lascia presagire dei risvolti di sangue.
L'ostello in cui giungono i nostri amici è il paradiso disceso sulla terra, veramente da non credere! Modelle russe, slovacche che li invitano in ogni momento in discoteca, una più bella dell'altra, insomma, una situazione assolutamente surreale.ci deve essere sotto qualcosa, e infatti.
La trama comincia a complicarsi, si ritorna nella camera delle torture con Zed e Marcellus Wallace, con gli "strumenti" da lavoro tipici di Non aprite quella porta e Creep il chirurgo.già, il chirurgo, interessante prospettiva sul dottore proveniente da casa Tarantino!
Che dire, la storia, o meglio, il movente degli omicidi è davvero ottimo e originale, ma la resa sullo schermo non è delle migliori e soprattutto non è all'altezza dei nomi degli autori. Una volta resoci conto della storia in sé il ritmo diviene inspiegabilmente lento, noioso, banale, e soprattutto (madornale lacuna per un horror) non c'è la benché minima traccia di tensione. Uno splatter senza tensione perde la sua anima, così come Hostel: parte benissimo, ma si perde tra le sue orme, si confonde con la sua ombra, non trova più la strada verso l'orrore più disumano e insopportabile, quello psicologico (oltre che fisico). Perché il mitico Quentin (prima di addentrarsi nella realizzazione di un horror "serio" non ha visto e rivisto pellicole firmate da Carpenter, Barker e Hooper? Che forse abbia pensato che un po' di sangue e splatter bastino per avere un posto là, nell'olimpo del male? Non ci siamo proprio, amico).
Dispiace enormemente perché nella produzione figura appunto il nome del regista che ha rinnovato il cinema da circa 10 anni a questa parte (Tarantino), e forse è solo per questo motivo per cui il film ha letteralmente disintegrato i botteghini in America! Già Eli Roth non si era per nulla distinto con i suoi precedenti lavori, come Cabin Fever (orribile), per cui deve al possente nome del suo amichetto se la gente non vede l'ora di correre al cinema. Ci vuole ben altro per girare un horror. Perché Lang, Murnau, Wiene e soprattutto James Whale sono considerati i grandi maestri dell'horror noir del passato pur non avendo avuto a disposizione praticamente alcun effetto speciale? Perché non era solo cinema, era teatro, attori che portano sulla scena la paura, il delitto, l'angoscia e la perdizione. Tutto questo manca in Hostel, per non parlare degli innumerevoli punti deboli che portano un sorriso sul mio volto profondamente deluso, già, credevo molto in questo film, osannato dalla critica; chissà quanti come me sono fatti ingannare dalla magnificenza del trailer!
L'unico plauso va all'ultimo quarto d'ora del film per via di un paio di scene veramente rosso sangue peraltro scopiazzate da un genio assoluto quale Takashi Miike (Ichi the Killer, Visitor Q, Audition), solo dal punto di vista estetico però; Wolf Creek, The Descent, Creep il chirurgo e la Casa dei 1000 corpi (del fantomatico Rob Zombie) vincono la sfida con Hostel per 1000 a zero.
Voto: 5,0
Emiliano

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