prova Donne senza uomini: film

Donne senza uomini

Donne senza uomini
Titolo originale: Zanan-e Bedun-e Mardan
Produzione: Germania
Durata: 95'
Genere: Drammatico
Regia: Shirin Neshat
Uscita: 2010-03-12
Attori principali: Pegah Feridon, Shabnam Tolouei, Orsi Tàth, Arita Shahrzad
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Trama:
Teheran 1953. Sullo sfondo dell'anno drammatico per l'Iran quando il governo democratico subì un clamoroso spodestamento da parte dello Shah Mohammed Reza Pahlavi, si raccontano le vite di quattro donne oppresse, violate nei loro diritti fondamentali, che convergono in un bellissimo giardino,dove troveranno indipendenza, conforto e amicizia. Dal romanzo di Sharnush Parsipur del 1990.

Recensione:
Il film Donne senza uomini è tratto dal romanzo di Shahrnush Parsipur famosa scrittrice iraniana. Già  sul finire degli anni Ottanta, i circoli letterari di Teheran guardavano a questa coraggiosa scrittrice con considerevole attenzione per i suoi incisivi romanzi di denuncia. Venne pi๠volte arrestata e messa in carcere, dove trascorse anni infernali. Nell'estate del 1990, pubblica il romanzo Donne senza uomini (Zanan-e bedun-e mardan, terminato in realtà  già  negli anni Settanta), che le varrà  un nuovo arresto e la detenzione in carcere di sicurezza. Verrà  rilasciata solo dietro pagamento di una considerevole cauzione e la promessa di non scrivere mai pi๠romanzi di quel genere. Ovviamente il governo mise al bando Donne senza uomini. La scrittrice riusci negli anni "˜90 a fuggire e ottenere esilio negli Usa, dove vive attualmente, proprio come la regista Shirin Neshat che ha fatto del suo libro un film, dando allo stesso il medesimo titolo del romanzo: "Donne senza uomini". Shirin Neshat è in realtà  prima di tutto una rinomata fotografa e videoartista. Si tratta del suo primo lungometraggio che le è valso il Leone d'Argento alla Mostra del Cinema di Venezia del 2009. Racconta la storia, accaduta nell'estate del 1953, di quattro donne iraniane la cui vita si intreccia con congiunture storiche drammatiche per il paese: il colpo di stato che portò alla restaurazione del potere dello Shah e alla deposizione del Primo Ministro democraticamente eletto Mohammad Mossadeq. Il film si presenta come una trasposizione surrealista e magica del romanzo. La vita delle quattro donne, ciascuna con la propria esperienza di isolamento e di esclusione, ma con un unico punto in comune, il rifiuto per una struttura chiusa e soffocante voluta dalla crudeltà  maschile, è delineata con metafore molto incisive, efficaci e, dal punto di vista visivo, quasi ipnotiche. Bisogna considerare che la fama di fotografa e video-artista di Shirin Neshat è quella di un'artista fortemente provocatoria ma con un senso estetico esasperato e stupefacente. Da sempre ha dedicato il suo lavoro al tema dell'identità  della donna musulmana e al suo ruolo nella società  contemporanea islamica, analizzando quelle che sono le sue difficili condizioni sociali. Nelle sue fotografie e nei suoi video ci mostra attraverso immagini piene di tensione, persone sottomesse, che ogni giorno devono fare i conti con la violenza ed il terrorismo. Donne senza uomini è una storia tutta al femminile che riprende i temi di studio e di analisi della regista. Fakhri, Zarin, Munis e Faezeh sono quattro donne che provengono da quattro classi sociali differenti ma condividono i momenti drammatici del contesto politico in cui si trovano. Fakhri è una donna di mezza età  che è costretta in un matrimonio in cui i sentimenti sono assenti, mentre in lei arde ancora la passione per una sua vecchia fiamma che è tornata dall'America. Zarin è una giovane donna che si prostituisce e che vive il dramma di non poter sopportare pi๠il suo corpo che vede infangato di dolore e violenza: dimagrisce a dismisura e lava il suo corpo con rabbia, quasi a volerlo far sparire ( molto toccante e struggente la sequenza nell'hamman). Munis ha una fortissima coscienza politica, ma deve subire l'isolamento impostole dal fratello tradizionalista e religiosamente intransigente. La sua amica Faezeh invece è totalmente indifferente a quanto accade fuori e sogna costantemente di sposare il fratello di Munis. Purtroppo anche lei verrà  travolta dalla crudele ignoranza dell'uomo e prenderà  coscienza della reale condizione della donna musulmana, che per il solo fatto di affacciarsi e fermarsi qualche istante in un bar dove si raggruppano soli uomini rischia di essere vista come una donna facile, una donna che può essere usata come una prostituta. Mentre la storia scorre nelle strade di Teheran anche le vicende personali di queste quattro donne si sviluppano seguendo percorsi da principio inimmaginabili. Tre di loro lasciano la città  di Tehran e vanno a vivere in un luogo dove possono dimenticare le violenze, la sopraffazione e i soprusi subiti: i loro destini confluiscono in uno splendido giardino di campagna ... Shirin spiega cosa rappresenta il giardino al centro della sua pellicola: 'Uno spazio di libertà  che per queste donne è come lo spazio dell'esilio: un luogo dove loro avrebbero potuto avere una seconda chance. Come l'ho avuta io, lasciando il mio Paese. Pi๠in generale, col mio film voglio soprattutto mostrare, oltre alla condizione femminile, la convivenza degli opposti: realismo e magia, arte e politica, arte e cinema. E come la bellezza incroci la violenza" . In effetti Shirin Neshat in questo film sa raccontare con intensità , sensibilità  e magia le vite spezzate di queste donne private sì di ogni diritto, eppure cariche di sogni e speranze. "Il ruolo della donna in Iran è cambiato dal lontano 1953" afferma la regista "ma le donne del mio Paese è vero che sono oppresse ma sono anche molto forti, non hanno mai fatto compromessi come è accaduto in altri paesi dove vige l'integralismo islaminco, hanno sempre combattuto per i loro diritti. Il loro coraggio è stato determinante anche nella recente rivoluzione verde. Vederle l'estate scorsa, così pronte alla sfida, mi ha fatto commuovere. Davanti a certe immagini, a quei volti bellissimi che protestavano, ho pianto. Ma non c'è solo il problema femminile: il mio è un Paese in cui l'opposizione viene ridotta al silenzio, in cui i talenti, tutti non allineati al regime, vengono sbattuti in prigione: come Jafar Panahi, Leone d'oro a Venezia per il suo film "Il Cerchio"." A suo giudizio la durezza del regime è strettamente collegata col fondamentalismo islamico. Prima della Rivoluzione islamica, l'Iran già  musulmano viveva una religione adattata alla cultura persiana, con contaminazioni di sufismo, misticismo, altre forme spirituali. Poi, con la Rivoluzione, la religione è diventata ideologia, si è politicizzata: e da qui è venuto tutto il male. Portando una rigidità  a cui non si era abituati, perchè la cultura iraniana è basata sulla musica, sulla poesia, sulla bella architettura, sulla scienza. "Donne senza uomini" può essere considerato un'importante ed incisiva riflessione di un momento cruciale della storia, che ebbe, come conseguenza, la rivoluzione islamica, che portò l'Iran a essere come lo conosciamo oggi. La cifra stilistica del film raggiunge punte liriche elevatissime. Il neorealismo viene mescolato sapientemente con la poesia, l'immagine evocativa con quella documentaristica. Nonostante manchi di coesione narrativa e si frastagli un po' troppo nella seconda parte, il film riesce ad essere struggente ed emozionante. Vi è indubbiamente una ricerca formale esasperata e una marcata ricerca della perfezione delle inquadrature, ma tutto ciò trova anche la sua ragion d'essere, a mio avviso, nel tentativo di sollevare queste figure dolenti da una condizione di insopportabile abbruttimento in cui le ha gettate l'oppressione degli uomini. In definitiva, se il film funziona perfettamente dal punto di vista registico e visivo, non funziona altrettanto bene dal punto di vista narrativo: è palese l'incapacità  di reggere narrativamente un lungometraggio che è qualcosa che funziona diversamente dal videoclip. Eppure si tratta di un film che pur nella sua imperfezione colpisce al cuore: è potente, incisivo, struggente. La recitazione poi è intensa e tutti gli attori sono perfettamente calati nella loro difficile parte. Si tratta di un film che ognuno di noi, in questo particolare momento storico dovrebbe guardare, per riflettere su quanto sia facile ritornare ai medesimi errori, su quanto la storia, purtroppo troppo spesso, sotto diverse sembianze, si ripeta inesorabilmente.
Voto: 8
Stefania Muzio

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