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Death Race

Anno 2008

Death Race

Voto in archivio 4.50/10

Trama

Siamo nel 2012. La TV, diventata sempre più violenta per andare incontro ai gusti del pubblico, ha creato un nuovo reality: la Death Race. Le regole del gioco sono semplici e spietate: i peggiori detenuti di Terminal Island, accompagnati da galeotte supersexy con compiti di navigatrici, si sfidano in gare automobilistiche senza alcun divieto. Chi vince 5 gare ottiene la libertà. Chi perde, muore davanti a milioni di spettatori.

Recensione

Voto dell'autore: 4.5/10

Paul W.S. Anderson fa il remake di un film di Bartel risalente al lontano 1975. Il risultato non è granché, e la critica alla società moderna, oramai alla deriva, viene completamente investita e spazzata via dalle fiammanti auto che, dall'inizio alla fine, tolgono la scena ai protagonisti in carne e ossa. Tante le cose che non vanno. Jensen Ames è il solito padre di famiglia sbandato e rimesso in carreggiata da una moglie fedele e virtuosa all'inverosimile, che però, immancabilmente, viene uccisa dalla consueta polizia corrotta. Il nostro eroe si trova, dunque, accusato ingiustamente di omicidio, e dovrà vedersela con un mondo carcerario, manco a dirlo, pieno di brutti ceffi pronti ad intimidirlo a suon di mazzate. Il regista dilunga troppo la durata della pellicola che alla lunga stucca e perde parecchio in ritmo ed interesse. La sceneggiatura è troppo prevedibile (anche il cliché dei due rivali che finiscono per allearsi ha stufato), e sembra una scopiazzatura a metà tra serie tv di successo (vedi Prison Break) e prodotti per maniaci di automobili (i vari Fast and Furious). Gli attori, come dicevo prima, non sono così importanti e l'impressione è che al posto loro ci sarebbe potuto essere chiunque altro (a patto di avere i super muscoli di Statham e le curve mozzafiato di Natalie Martinez), e il risultato sarebbe stato identico. Joan Allen prova a dare spessore al suo personaggio, ma predica nel deserto, visto il contesto. Un disatro completo? No, perché il prodotto è più furbo di quanto si possa credere, e la sensazione è che riuscirà a ritagliarsi un suo pubblico, che, però, deve avere gli stessi gusti di quello che nel film guarda la gara e che, in teoria, viene criticato da Death Race. Il tutto quindi potrebbe anche piacere. Purché vi interessi più il destino della macchina che quello di chi la guida.
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