prova Baar?a - La porta del vento: film

Baar?a - La porta del vento

Baar?a - La porta del vento
Titolo originale: Baarea
Produzione: Italia, Francia
Durata: 150
Genere: Drammatico
Regia: Giuseppe Tornatore
Uscita: 2009-09-25
Attori principali: Monica Bellucci, Raoul Bova, ?ngela Molina, Enrico Lo Verso, Luigi Lo Cascio, Laura Chiatti, Nicole Grimaudo, Nino Frassica, Aldo, Leo Gullotta, Beppe Fiorello, Vincenzo Salemme, Lina Sastri, Giorgio Faletti, Nino Frassica, Salvatore Ficarra, Valentino P
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Trama:
Bagheria (Baarìa in siciliano) dopo Palermo è il comune più popolato della provincia di Palermo con i suoi 55.938 abitanti ed il dodicesimo centro più popoloso della Sicilia, situato sulla costa settentrionale della regione a 15 Km da Palermo. Il nome Bagheria, secondo alcune fonti, ha origine dal termine fenicio Bayharia cioè "zona che discende verso il mare". Secondo altre fonti, invece, deriverebbe dall’arabo Bāb al-Gerib, "La Porta del Vento".
Nel film vengono raccontate le vicende di una famiglia siciliana, attraverso tre generazioni - dal capostipite Ciccio, al figlio Peppino, al nipote Pietro - e 50 anni di Storia italiana.
Recensione:
Nella provincia di Palermo, durante il Ventennio fascista, Ciccio, un modesto pecoraio, coltiva la passione per i libri e i poemi cavallereschi. Nel dopoguerra, mentre il paese versa nella fame e nella miseria, suo figlio Peppino scopre che il mondo è pieno di ingiustizie e, diventato un fervente comunista, si impegna a tempo pieno nella politica. Per questo, quando incontra Sarina e si innamora di lei, la loro unione viene osteggiata da tutti. Un bel soggetto, assai caro al regista, natio appunto di Bagheria. La cifra stilistica di questo film sebbene molto barocca è bellissima. Bellissime le facce, l'ambientazione, la ricostruzione storica....tutto è curato nel dettaglio, nulla è lasciato al caso. Eppure molte sono le note stonate di questa pellicola: i dialoghi asserviti al sorriso a tutti i costi, le troppe battute fuori registro, la sceneggiatura mal definita e il riproporre con enfasi i soliti fastidiosi stereotipi italiani. Quanta enfasi ammiccante, quanta sbrigatività e pressapochismo nel raccontare pezzi importanti di Storia. Volendo fare un film per il grande pubblico il film finisce per perdere autenticità e poesia, poesia che si intravede solo in qualche piccola sequenza magistrale, che resta però molto isolata dal resto delle altre. Che dire poi dell’inutile e crudele sequenza dell’uccisione di un bovino…. Nel film Baaria, infatti il regista Giuseppe Tornatore ha fatto uccidere appositamente un bovino che viene colpito alla testa con un punteruolo. L'animale si accascia a terra e ancora cosciente gli viene tagliata gola, il sangue zampilla in modo copioso mentre l'animale batte le palpebre e si muove leggermente fino a morire. Per la Lega Antivivisezione che ha visionato il film nella “Commissione di revisione cinematografica” di cui è componente per legge, la scena è raccapricciante e cruenta, tanto più perché realizzata con un animale ucciso appositamente! Ha dovuto farlo in Tunisia (la scena in Italia sarebbe considerata maltrattamento secondo il Codice penale poiché effettuata senza stordimento e al di fuori di un macello autorizzato, fuori dal quale un bovino non può essere abbattuto). Perchè non usare degli effetti speciali? Tornatore ha acquisito mestiere, ma è come se avesse perso il cuore se mai ce l'ha messo veramente nei suoi film, annegando nell'autocompiacimento e nell'asservimento a un certo sistema cinematografico, infarcendo il film di feroce "italianità".
Stefania Muzio

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