prova Awake - Anestesia cosciente: film

Awake - Anestesia cosciente

Awake - Anestesia cosciente
Titolo originale: Awake
Produzione: U.S.A.
Durata: 84'
Genere: Drammatico, Thriller
Regia: Joby Harold
Uscita: 2008-11-14
Attori principali: Jessica Alba, Hayden Christensen, Lena Olin, Terrence Howard, Sam Robards, Steven Hinkle, Jennifer Pedersen, Poorna Jagannathan, Court Young
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- Voto: 6.5/10 (4 voti)

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Trama:
Clayton Beresford, Jr.è giovane, bello e ricco. Ma ha un problema cardiaco che richiede un trapianto. Ha anche una bella fidanzata e una madre possessiva. E quando la madre viene a sapere della sua fidanzata non è per niente contenta. La sera stessa Clay chiede a Samantha di sposarlo. E mentre sono a casa dopo la cerimonia arriva la chiamata dall'ospedale: il cuore di cui Clay ha bisogno è disponibile, e i due si recano immediatamente là. In ospedale trovano anche la madre di lui e il suo chirurgo di fiducia. Ma Clay è irremovibile, ad operarlo deve essere il suo amico Jack. Ma al momento dell'anestesia qualcosa va storto e Clay resta cosciente.
Recensione:
Il thriller di ambientazione ospedaliera non passa mai di moda. Dopo il recente, e meglio riuscito Pathology, ecco una nuova ventata di sfiducia nei confronti del personale ospedaliero invadere le nostre sale, direttamente dal lato oscuro di ER. Clay ha un'aria da fighetto viziato che per la verità rende difficile l'identificazione da parte dello spettatore, sia pure invocando la terribile angoscia circa le anestesie e le sale operatorie, da cui è afflitta gran parte della gente, e anche gli sceneggiatori a quanto pare. L'idea in sè non è originale. Già in Return, film di esordio di Lee Gyu-man, abbiamo un protagonista che subisce un'operazione restando cosciente. E se in quel caso il ragazzo restava comprensibilmente traumatizzato, in questo Awake il protagonista se la deve vedere con una cosa assai più di moda nell'America attuale: un complotto. Il povero Clay avrà modo, restando sveglio quando avrebbe dovuto dormire, di scoprire che non ci si può fidare di nessuno, tranne che della mamma. Ed è appunto con questa acquisita consapevolezza, o conferma dello stereotipo più vecchio del mondo, che lo spettatore lascerà la sala. Clay ha la tipica arroganza giovanile che lo induce a pensare di essere in grado di badare a sè stesso. Ma non è così che stanno le cose. La mamma, si sa, ha sempre ragione. E con lei il presidente degli Stati Uniti e Dio. Oltre questo solo tenebre. E delle più nere. Letteralmente. Sono molti gli elementi che rendono irritante questo film. Primo fra tutti il sottotesto paranoico. Francamente trovo ridondante l'ultima infornata di sceneggiature che ci mettono in guardia circa il nemico che si annida tra noi. E anche un tantino influenzata dalla propaganda a sostegno di esportazioni non richieste di democrazia. Poi c'è il messaggio finale che ci ricorda, caso mai ce lo fossimo dimenticati, che una buona madre è disposta a dare la vita per i propri figli. Pazienza se in passato si è macchiata di qualche peccatuccio veniale, tipo l'omicidio. E' noto che una buona madre ucciderebbe per difendere il proprio figlioletto. E infine il fatto, dato per certo, che essere ricchi vuol dire esser soli. Nel senso che se si hanno molti soldi nessuno ci avvicina in maniera disinteressata. Quindi meglio restare tra noi, in famiglia. Ricchi, repubblicani e bianchi. In una parola Wasp. Pensavo che queste cose fossero state superate come le illusioni di fratellanza degli anni sessanta. Ma evidentemente mi sbagliavo. Tutto questo bel campionario di stereotipi reazionari è girato con una regia televisiva e una recitazione assolutamente incolore. Certo Jessica Alba è bella abbastanza da poter fare a meno di recitare, soprattutto se, come in questo caso, ha un ruolo puramente decorativo. Tutta broncetti e sorrisi. Ma Hayden Christensen, che non imbrocca un'espressione neanche sotto la minaccia delle armi, come in Guerre Stellari, qua ci dà l'unica fonte di divertimento cui lo spettatore può aspirare in questo caso: sentirlo urlare mentre gli strappano il cuore. Peccato che l'anestesia indotta dal film sia cosciente anche per lo spettatore, il quale sente tutto il dolore dei soldi spesi inutilmente, per guardare ottanta minuti di noiosi proclami a favore dei buoni sentimenti e dell'inaffidabilità dei medici e delle fidanzate americane.
Voto: 4,0
Anna Maria Pelella

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