prova Arancia meccanica: film

Arancia meccanica

Arancia meccanica
Titolo originale: A clockwork orange
Produzione: Usa
Durata: 137
Genere: Drammatico
Regia: Stanley Kubrick
Uscita: 1973-01-01
Attori principali: Malcolm McDowell, Patrick Magee, Michael Bates, Warren Clarke, John Clive, Adrienne Corri, Carl Duering, Paul Farrell, Clive Francis.
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- Voto: 8.7/10 (157 voti)

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Trama:
In cerca di emozioni forti, Alex quotidianamente compie azioni criminali. Viene arrestato e sottoposto ad un trattamento che lo condiziona alla non violenza. Uscito di galera però, tutte le persone che hanno subito da lui violenze, gli si ritorcono contro...
Recensione:
Tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess, Stanley Kubrick ha senz’altro saputo creare un film dai pareri controversi e contrastanti.
C’è chi lo considera uno dei film migliori mai stati creati, chi un’esplosione di violenza gratuita senza un fine, chi uno spettacolo dalle tematiche moderne e interessanti.
Tuttavia, è parere comune della critica mondiale che il medesimo sia un must per gli appassionati di cinema e non, indipendentemente dal giudizio finale.
Arancia Meccanica tratta le tematiche profonde delle natura umana, dell’uomo come animale sociale e dei riflessi culturali che influenzano la vita dello stesso.
Alex è un ragazzo figlio di operai che si da a furti, stupri e omicidi per riempire le sue vuote giornate. Combina una banda di giovani come lui, chiamati drughi.
Dopo una catena di violenze finisce in prigione per aver violentato la moglie di uno scrittore in sedia a rotelle.
Pur di sfuggire al carcere accetta di proporsi come cavia per una terapia in fase di sperimentazione, il cosiddetto “trattamento ludovico” che consiste nel far assistere al paziente cotanta violenza da causare la nausea e il rifiuto della stessa.
Una volta tornato alla vita normale scoprirà di non avere più la sua stanza, subaffittata dai genitori, e dovrà subire violenza dalle persone che vorranno vendicare i suoi soprusi, in primis mendicanti e lo scrittore rimasto vedovo; inoltre i suoi vecchi compagni di scorribande avranno accettato l’impiego della divisa blu, dirimendosi sulla retta via.
Avvilito, tenterà il suicidio per poi ricevere una visita ufficiale da parte del primo ministro.
Indispensabile risulta soffermarsi a riflettere sul legame simbiotico creato dal registra fra le colonne sonore e la personalità del protagonista. La musica diviene parte integrante non solo del racconto, ma la causa e la molla dei suoi atteggiamenti.
La musica prevalente è quella di Beethoven e di Rossini, esempio lampante della bipolarità del carattere di Alex.
Beethoven rappresenta il fulcro della sua personalità, la parte più intima dischiusa all’interno delle mura domestiche, dedita alla contemplazione.
Per quanto concerne Rossini, egli rappresenta la parte più violenta e l’agire fuori da casa: sentendo la Gazza Ladra, Alex compie azioni di violenza e sesso.
Non solo la musica è oggetto di interpretazioni: lo stesso titolo, “arancia ad orologeria” ci mostra come il regista abbia reso la trama sfilettata in tre parti che tendono a susseguirsi ciclicamente e a tornare su se stesse, come la violenza prima creata e poi subita.
Lo stesso nome, Alex, è metaforico: discernendolo - A Lex - si può notare la presenza della A come privazione, assenza di leggi.
Il film è una chiara polemica alla società borghese e ai soprusi che lo Stato presta verso il suo cittadino. Essa si estende a qualsivoglia violenza praticata: la medicina, la polizia, la politica.
Infatti, una volta uscito dalla terapia Ludovico, Alex si trova debole e vittima della società che gli urta contro; la terapia ha avuto solo l’effetto di un’allergia. Egli possiede ancora in sé la violenza iniziale, è solamente inibito dalla nausea che gli arriva quando si sente in procinto di usare angherie. Ciò è una palese critica alla scienza medica, che cura le dipendenze attraverso metodi palliativi - curando solo i sintomi e non le cause - altamente discutibili.
Secondo la visione antropologica di Kubrick l’uomo possiede un’innata crudeltà; ciò lo giustifica finché non si scontra con le regole imposte dalla società che egli non accetta.
Il film ha creato tanto scalpore perché Alex rappresenta l’uomo nella sua essenza, e in una società come quella degli anni ‘70 ciò è apparso impensabile.
Al di là delle tematiche che, pur essendo importanti, non stillano di certo novità nell’ambito cinematografico, la vera genialità risiede nel come il regista abbia voluto mostrarci la sua polemica contro la società: esattamente mostrandone il manifesto.
E’ una ferocia esibita con l’intento di polemizzare la medesima. L’ambiguità del personaggio è stata perciò necessaria a tal fine.
In definitiva, se la sceneggiatura improntata sulla violenza gratuita è arbitrariamente contestabile, analizzando analiticamente la pellicola e osservandola nel suo insieme non può che essere ritenuta un cult movie, frutto di una fervida mente quale Stanley Kubrick.
Voto: 8,0
Paola Priola

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