prova Amore & altri crimini: film

Amore & altri crimini

Amore & altri crimini
Titolo originale: Ljubav i drugi zlocini
Produzione: Austria/Germania/Serbia/Slovenia
Durata: 105
Genere: Drammatico
Regia: Stefan Arsenijevic
Uscita: 2009-06-19
Attori principali: Anica Dobra, Vuk Kostic, Hanna Schwamborn, Fedja Stojanovic, Ana Markovic, Ljubomir Bandovic, Milena Dravic
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Trama:
Anica vive a Belgrado, ha ormai superato i trent'anni e sente che la vita le è sfuggita di mano imboccando un vicolo cieco. La relazione con un piccolo boss di quartiere, Milutin, di alcuni anni più vecchio e un matrimonio fallito alle spalle, non ha più alcun senso. Il furto della "cassa" di Milutin e la fuga in Russia , da tempo preparate in ogni dettaglio, rappresentano per lei, oramai, l'unica possibilità di una nuova vita. Il film è il racconto dell'ultimo giorno in città prima della fuga. Un giorno decisivo che Anica, tra visite e regali alla nonna e agli amici di sempre, ha organizzato in ogni singolo istante. Ma l'animo umano non è prevedibile e Anica non può sapere che, proprio quel giorno, Stanislav, giovane ed ingenuo braccio destro di Milutin, ha deciso di confessarle il suo amore, da sempre nascosto.
Recensione:
Presentato nel 2008 nella sezione "Panorama" del festival di Berlino, Amore e altri crimini è il primo lungometraggio di Stefan Arsenijevic, giovane regista serbo, già autore di una serie di fortunati e premiati cortometraggi. Nel film Amore e Altri Crimini viene raccontata una giornata di Anica, amante trentenne di origine russa di Milutin, capo malavitoso di un degradato quartiere alla periferia di Belgrado, fatto di grandi e squallidi caseggiati suddivisi in centinaia di appartamenti. Più volte appare sullo schermo un'immensa periferia abitata da migliaia di persone dove il degrado e la povertà regnano ovunque, negli appartamenti, nei negozi che espongono poche e povere merci. Le persone che circondano Anica non sono diverse dall'ambiente in cui vivono, conducono vite al limite della sussistenza e senza troppe aspettative in una triste rassegnazione al degrado. Anica sente che la vita le è sfuggita di mano imboccando un vicolo cieco. La relazione con il piccolo boss di quartiere, Milutin, di alcuni anni più vecchio e un matrimonio fallito alle spalle, non ha più alcun senso. L'ultima giornata di Anica a Belgrado per la maggior parte sarà passata a salutare le persone che le sono più vicine, prima di lasciarle per sempre. Il racconto della giornata particolare di Anica diviene il pretesto per esplorare un paesaggio umano raccolto nello spazio di un gruppo di palazzi, dice Stefan Arsenijevic, attraverso le relazioni, le facce, per avvicinarsi il più possibile al calore umano dei personaggi, contrapponendolo al clima duro e ostile dell'ambiente. Al centro del racconto c'è il calore umano dei personaggi Il regista racconta che la sua è stata una scelta maturata dopo una lunga riflessione: se avessi voluto lasciare il paese cosa mi sarei perso? Forse le persone". Ed è proprio il distacco umano a rendere difficile la fuga di Anica, perché nonostante tutto e nonostante il suo passato fatto di delusioni la donna è ancora molto attaccata al suo quartiere, alle persone che lo abitano, ai ricordi. E poi c'è il giovane Stanislav, che le confessa di essere sempre stato innamorato di lei e le chiede di poterla seguire, aggiungendo in questo modo un ulteriore ostacolo alla sua partenza. Così il film comincia con Anica che ha preso la decisione di andarsene, che prepara tutte le sue cose e organizza la sua giornata in funzione della partenza, ma man mano che il film procede sembra sempre meno convinta. Arsenijevic vuole sottolineare la situazione di disorientamento e tormento interiore in cui si trova la protagonista. In diversi momenti del film Arsenijevic filma il volo circolare e senza vie di fuga di un pappagallo (liberato per una vendetta tra i due malavitosi) tra i palazzi, tra le distese di balconi e finestre che chiudono ogni orizzonte visivo. Questa struggente immagine rispecchia molto bene la condizione psicologica di Anica che, libera di andarsene e con tutti i mezzi per farlo, si muove tra le persone e gli spazi imprigionata nell'incertezza e tormentata dai rimorsi di lasciare chi ama, ma rispecchia anche la situazione di molti abitanti di Belgrado. L'analisi del regista non è giudicante nei confronti dei suoi personaggi anzi a volte ci sembra quasi di cogliere un un velo di giustificazione nei confronti di certi personaggi dai comportamenti odiosi, perché, dice il regista, "quella che emerge è una realtà troppo complessa, molteplice e controversa per poter prendere una posizione etica". si diventa criminali anche se non si è scelto di farlo, perché non c'è altro modo per sopravvivere. E non solo Stanislav si trova forzatamente a vestire i panni del delinquente, anche Milutin in fondo sembra un brav'uomo vittima della propria sorte?Discutibile, certo, ma siamo di fronte a una realtà in cui tutto sembra già essere stato deciso e in cui l'unico modo per poter avere una reale alternativa è quello scelto da Anica, cioè la fuga, tutto il resto è restare e impazzire o prevaricare. Bisognerebbe forse esserci per capire, per giudicare. Mi vien da pensare però che ci sono persone piene di dignità che sopravvivono a situazioni simili senza per questo sposare "la causa della malavita". In Amore e altri crimini ogni situazione è pervasa da un'atmosfera di rassegnazione e da una totale sfiducia verso il futuro che non riserva nessun cambiamento in positivo. Dalla guerra si è passatii al dominio della malavita e alla corsa al consumismo, il vuoto culturale insomma. La fredda fotografia e la colonna sonora composta di una sola canzone (Basame Mucho), sono elementi portanti della pellicola e sottolineano l'atmosfera di rassegnazione e compulsivo squallore. Amore e altri crimini è un film interessante, dall'ambientazione molto ben curata ed efficace ma quando si comincia a scavare in profondità, nei caratteri dei personaggi si notano delle lacune e una certa superficialità. Inoltre c'è troppa poca credibilità (trattandosi di un film che sceglie il registro del realismo) in certi certi passaggi, come ad esempio le guerriglie poco realistiche tra boss troppo buoni per essere credibili? La piattezza di certe sequenze poi rende qualche passaggio noioso e prevedibile. Ma nel finale il regista ci regala un momento di pura poesia, una piccola sequenza struggente e commovente che vale da sola tutta la visione del film.
Voto: 7,0
Stefania Muzio

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