prova Agora: film

Agora

Agora
Titolo originale: Agora
Produzione: Spagna, Stati Uniti
Durata: 141
Genere: Avventura/Drammatico/Storico
Regia: Alejandro Amenßbar
Uscita: 2009-03-03
Attori principali: Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale, Rupert Evans, Richard Durden, Sami Samir, Manuel Cauchi, Yousef "Joe" Sweid, Paul Barnes, Christopher Dingli
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- Voto: 8.3/10 (4 voti)

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Trama:
Alessandia d'Egitto, quarto secolo dopo Cristo. Ipazia, figlia di Teone ultimo custode della Biblioteca di Alessandria, insegna filosofia e astronomia durante il periodo di recente insediamento dei cristiani a seguito dell'Editto di Costantino, che garantisce la libertÓ di professare la propria affiliazione al culto cristiano. Ipazia viene dapprima estromessa dal proprio ruolo di insegnante e, a seguito del suo rifiuto di aderire al nascente culto, uccisa dai fondamentalisti cristiani. Molti secoli dopo i suoi studi e le sue intuizioni sul movimento degli astri, in totale opposizione con la teoria geocentrica abbracciata dal pensiero dell'epoca, si riveleranno esatti.
Recensione:
Molto Ŕ stato detto su questo lavoro che in sostanza Ŕ un biopic incentrato intorno a una figura storica su cui non Ŕ ancora stata fatta piena luce, ma quello che alla fine risulta il vero centro del racconto Ŕ la mitica Biblioteca di Alessandria. Centro delle arti e indiscusso forziere della scienza dell'epoca, la Bibilioteca di Alessandria and˛ completamente distrutta a seguito dell'ingresso dei cristiani all'interno delle sue mura. Pertanto, se accettiamo per vera la ricostruzione storica di Amenßbar, il punto nevralgico dell'intera vicenda Ŕ il fatto che lo studio della filosofia e dell'astronomia fosse all'epoca nelle mani di una donna. Fatto questo che deve aver dato molto fastidio alla nascente cultura del controllo delle minoranze messo in atto all'inizio della colonizzazione/massificazione cristiana seguita all'editto di Costantino. Ipazia Ŕ una donna dalle idee libere, innovative e una persona incontestabilmente intelligente. Molti tra i suoi allievi occuperanno posti di prestigio anche sotto la nascente invasione/colonizzazione cristiana. Ma quello per cui la cristianitÓ dell'epoca proprio non riuscirÓ a trovare un posto Ŕ l'inquietante idea che dietro lo studio delle scienze ci possa essere una donna. Il potere e la cultura quindi sono nelle mani di un elemento considerato marginale dai vescovi del tempo, e neanche totalmente accettato da quelli attuali. Prima i pagani, poi gli ebrei e infine le donne saranno oggetto di caccia spietata, quest'ultime per il semplice rifiuto di piegarsi alle direttive incredibilmente restrittive del nascente regime cristiano. Il racconto si svolge dunque davanti all'occhio inorridito dello spettatore che, seppur scegliendo di perdonare eventuali onanismi espressivi il cui significato reale ci si immagina lost in traslation, non potrÓ in nessun caso rimanere insensibile di fronte alla distruzione della Biblioteca. Non certo per il presupposto in sÚ, che richiede un amore smisurato per l'oggetto libro, quanto per la maestÓ della scena evocativa e sanguinosa di cui Amenßbar si Ŕ servito per veicolare il suo messaggio. Formiche impazzite entrano all'interno di un tempio del sapere e vi conducono le capre. Cosa si pu˛ mai immaginare di pi¨ dissacratorio? A questo punto si Ŕ giÓ abbondantemente superato l'imbarazzo iniziale per il fatto di trovarsi di fronte a una storia di cui ormai importa poco a tutti, essendo pi¨ che chiari i limiti di un fondamentalismo culturale, dal momento che l'intolleranza religiosa ha di recente assunto gli onori della cronaca e pertanto il tema in sÚ viene costantemente rinnovato da nuove atrocitÓ. Certo, il fatto che gli attuali paladini della difesa della cristianitÓ di fronte all'invasione del pensiero islamico, gli eredi di quei cristiani che per esser stati a loro volta perseguitati seguitarono a perseguitare, si trovino di fronte a quello che Ŕ stato il loro primigenio metodo di estirpazione del dissenso pu˛ per lo meno far riflettere, se non sorridere, chi da anni si trova sotto il dominio incontestato di un pensiero unico, mai contrastato e i cui oppositori sono finiti al rogo da secoli. Amenßbar costruisce con amore il suo scenario, immagina una Biblioteca primigenia la cui bellezza deve esser pari alla reale e mai dimenticata alessandrina, i suoi personaggi vengono delineati con una passione totale da tutti, su cui spicca in particolare l'impeto inaspettato di Rachel Weisz. La regia e la fotografia hanno il potere di trascinare lo spettatore in un mondo perso per sempre, ma dal quale mai ci si Ŕ potuti emancipare. Ma alla fine quello che rimane nel cuore dello spettatore Ŕ il sentimento di gravissima ingiustizia di fronte all'avanzare del buio dopo anni in cui la luce era stata data talmente per scontata da non accorgersi della sua esistenza fino a un minuto prima della sua stessa scomparsa. Una societÓ in cui le donne, gli ebrei e i cristiani avrebbero potuto vivere in armonia si trasforma presto in un'utopia, e quel che resta sono solo macerie, animali nei luoghi del sapere e animali per le strade, questi ultimi vestiti di abiti sfarzosi e di invasata superioritÓ religiosa. La stessa che vediamo di recente e sempre pi¨ spesso nel telegiornale della sera.
Voto: 6,5
Anna Maria Pelella

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