La storia appare quasi un pretesto, i
veri protagonisti sono il verde e i suoi
abitanti, il parco e il paesaggio
circostante, il bosco e la palude: e
infatti visivamente il film è nettamente
superiore alla media (a volte si è quasi
abbagliati da ciò che vediamo e che la
fotografia rende al meglio). Il guaio è
che Tofanelli è bravissimo come pittore
e come documentarista (immagini,
inquadrature, ricerca del cromatismo
sono da dieci e lode) ma non lo è
altrettanto come cineasta tuttofare. Nel
cinema italiano siamo alle solite: uno
ha una buona idea e invece di affidarla
ad un bravo soggettista e a un bravo
sceneggiatore, fa tutto lui (e se lo
dirige anche). Il nostro cinema odierno
soffre di "geni" che amano isolarsi,
il lavoro in equipe è quasi ignorato e
nascono quindi opere, come questa, in
cui nulla giustifica la durata di due
ore. Nella prima mezz’ora si è detto
tutto e quindi il resto è un riempitivo,
un annaspare di qua e di là che procura
nello spettatore irritazione e tanta
noia.