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Recensioni
- Leo Pellegrini - Voto: 9/10
Molte sono le differenze tra il cinema
italiano e quello statunitense (a parte
i soldi che si hanno a disposizione).
Tra le tante mi viene da pensare che il
secondo spesso basa le sue storie su
romanzi o testi teatrali, cosa che da
noi si fa molto raramente. La
conseguenza è che molti film americani
partono da sceneggiature solide e ben
costruite, gli italiani difettano invece
proprio in questo campo: sembra che
abbiamo poco da raccontare e che quel
poco venga annacquato e stiracchiato a
dismisura per riempire le canoniche due
ore.
Qui abbiamo un ottimo punto di partenza,
il bellissimo romanzo di Enzo Striano e
Antonietta De Lillo ne approfitta per
realizzare un film che fa onore al
cinema italiano.
Evitando inutili trionfalismi o
fastidiose agiografie, ecco il ritratto
di una donna che, fatto insolito per
l’epoca in cui visse, fugge da un
matrimonio che l’umilia, lotta per
trasformare i sudditi in cittadini,
combatte per la libertà di stampa e di
pensiero, desidera la felicità non per
una elite ma per tutti. Utilizzando una
serie di flashback incrociati (e con
l’aiuto dello splendido e visionario
trait-d’union pittorico di Oreste
Zevola) assistiamo al fallimento di
un’utopia raccontataci con rara
maestria. Ricostruzione storica,
ambientazione, fotografia, montaggio,
colonna sonora… è tutto perfetto e pone
questo lavoro molto al di sopra della
media produzione nostrana. Il complesso
degli attori è poi straordinario, sempre
credibile e mai macchiettistico
(quotidiana abitudine del cinema
italiano). Risplende l’interpretazione
di Maria de Medeiros. Semplicemente
grande con quel suo italiano e
napoletano impreziosito dalla patina
straniera: una delle migliori
performance femminili della stagione
2004-2005.