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Recensioni
- Leo Pellegrini - Voto: 10/10
Cosa ci ha voluto trasmettere il regista
coreano con questo film surreale e
paradossale? Mostrarci l’innocenza
nascosta nei cuori dei suoi personaggi?
Analizzare i giovani di oggi, così
affamati di esperienze? Illustrare
l’incontro-scontro tra pedofilia e amore
paterno, tra sesso e senso di colpa?
Affermare che la nostra è un’epoca in
cui non abbiamo bisogno di uno scopo
preciso per vivere, che nella realtà in
cui ci troviamo non ci sono né un motivo
né un tempo per voltarsi a capire quando
le cose hanno cominciato ad andare male?
Sottolineare il divario tra le diverse
generazioni, la loro incomunicabilità?
Raccontare semplicemente una storia
d’amore e di violenza? Probabilmente
tutto questo e altro ancora. L’elenco,
come sempre nei film di Kim Ki-duk,
potrebbe continuare e ogni spettatore
vedrà nel film cose diversissime
(vojeurismo, dolore e disperazione,
meditazione, perversione
piccolo-borghese, dissoluzione dei
rapporti umani…), cose da accettare o
rifiutare: restando però sempre
affascinato da quanto vede e da quanto
uno dei migliori registi oggi in
circolazione gli fa percepire.