prova Invictus: film

Invictus

Invictus
Titolo originale: Invictus
Produzione: U.S.A.
Durata: 134'
Genere: Drammatico
Regia: Clint Eastwoodboh
Uscita: 2010-02-26
Attori principali: Matt Damon, Morgan Freeman, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern, Julian Lewis Jones, Scott Eastwood, Adjoa Andoh, Marguerite Wheatley, Leleti Khumalo, Dan Robbertse
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- Voto: 7.3/10 (30 voti)

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Trama:
Sconfitto l'apartheid, Nelson Mandela, capo carismatico della lotta contro le leggi razziali, diventa presidente del Sudafrica grazie alle libere elezioni. Anche il mondo dello sport viene coinvolto dall'evento: il Sudafrica si vede assegnato il mondiale di Rugby del 1995 e sulla scena internazionale ritornano gli Springboks, la nazionale sudafricana che, dagli anni '80, era stata bandita dai campi di tutto il mondo a causa dell'apartheid. Il rugby, infatti, è sempre stato lo sport più seguito dagli Afrikaner e ai cittadini sudafricani di colore veniva riservato negli stadi un misero settore, di solito occupato per tifare la squadra avversaria. In occasione della cerimonia di apertura del campionato mondiale, l'ingresso in campo del presidente Mandela che indossa la verde maglia di jersey degli Springboks segna un passo decisivo nel cammino verso la pace tra bianchi e neri.
Recensione:
Alla vigilia del suo ottantesimo compleanno Clint Eastwood realizza il suo nono film da regista, e questa volta, fortemente spinto da Morgan Freeman, dirige un film che celebra uno degli eventi sportivi più importanti della storia, un evento sportivo che ebbe ripercussioni straordinarie a livello sociale e politico. Subito dopo essere stato eletto presidente, Nelson Mandela (interpretato da Morgan Freeman), deve trovare un modo per riunire la popolazione del suo paese letteralmente spaccata in due: i bianchi ed i neri. Nonostante l'apartheid fosse stato ufficialmente abolita, si manifestavano infatti ancora molte forme di razzismo. Mandela quindi, per riunire il paese, approfitta della Coppa del Mondo di Rugby del 1995. Infatti proprio in quell'anno agli Springboks (il soprannome della nazionale sudafricana di rugby) è permesso partecipare ad eventi internazionali. Partecipazione che era invece stata proibita a partire dagli anni '80 proprio a causa dell'apartheid. Mandela voleva che il Sud Africa vincesse il mondiale, sperando che questo evento di grande importanza potesse in qualche modo riunire il paese. Purtroppo gli Springboks erano reduci da numerose sconfitte e risentivano di una squadra poco organizzata. Infatti, secondo alcuni addetti ai lavori, non avrebbero potuto superare neppure i quarti di finale. Mandela però non si arrese e convocò il capitano della squadra Francois Pienaar (Matt Damon) per informarlo di cosa aveva bisogno l'intero Sud Africa. La sceneggiatura del film Invictus è un riadattamento dal romanzo di John Carlin “Ama il tuo nemico. Nelson Mandela e il gioco che fece una Nazione” che racconta lo straordinario evento sportivo.. Nel film, Mandela chiede a Pienaar di guidare la squadra alla vittoria, citando una poesia che era stata la sua fonte di ispirazione durante gli anni trascorsi in prigione, "Invictus", di William Ernest Henley. Il titolo significa "indomabile", aggettivo che, secondo Eastwood, “non si riferisce a un personaggio della storia, ma assume un significato più ampio nel corso del film”. Voluto fortemente da Morgan Freeman (presente anche come produttore esecutivo), il film filtra il dramma dell'apartheid attraverso il celeberrimo mondiale di rugby del 1995. Nel farlo però affronta i delicati temi del perdono e della riconciliazione. «Il perdono - fa dire al suo Mandela - libera l'anima, cancella la paura. Per questo è un'arma tanto potente». Probabilmente dietro a queste parole non si cela solo un imperativo morale, ma anche un più pragmatico calcolo politico, segno di una lucida visione della realtà, che però non sminuisce il senso di una scelta coraggiosa. Nella prima parte del film la retorica è dominante a discapito della descrizione del contesto storico e della personalità di Mandela che rimangono eccessivamente sullo sfondo. Nella seconda parte si assiste invece ad una riflessione sui valori antropologici e simbolici dello sport, una riflessione lucida e riuscita. E' evidente che a Eastwood non interessi addentrarsi in elementi biografici drammaturgicamente saturi. Il suo tratteggio è al solito invisibile e prezioso, pieno di sensibilità, fatto di piccole cose, come il fuori campo che sussegue al malore da eccessiva stanchezza di Mandela, o la veloce visita alla sua cella o come quando cammina la mattina alle prime luci del sole e reagisce male a un'innocente affermazione di una sua guardia del corpo che lo riporta alle difficoltà della sua vita famigliare. Si approda ad un finale commovente, in cui la gioia della vittoria diventa un inno alla speranza in un futuro migliore. E' l'unico momento, insieme a quello della visita alla cella dove fu rinchiuso Mandela per 27 anni, in cui il film esce davvero dallo schermo per coinvolgere emotivamente lo spettatore. Pur non raggiungendo lo spessore emotivo, la raffinatezza stilistica e l'efficacia degli ultimi film di Eastwood, si tratta comunque di un buon film che ha anche il merito di portare il pubblico a conoscenza di un evento che pochi conoscono. Freeman afferma infatti “E’ il racconto importante di un evento che ha scosso il mondo ma che pochi conoscono, non riesco a pensare a un altro momento della storia in cui una nazione si è unita in modo così improvviso e completo. Sono orgoglioso di avere l’opportunità di raccontare questa storia e poi di raccontarla con la bravura di Clint Eastwood… è qualcosa che dovevo fare”.
Voto: 7
Stefania Muzio

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