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Intervista allo scrittore e regista Eli Roth per Hostel part:II - Intervista

Intervista allo scrittore e regista Eli Roth per Hostel part:II - Intervista
Intervista

Intervista a Eli Roth, scrittore e regista dei film Hostel e Hostel: Part II     Eli Roth: Quando lo scrivevo pensavo: "Oddio come lo rendo più spaventoso e più sanguinario? Poi mi sono come paralizzato. Mi sono detto: "Non pensare a questo. Pensa solo che non ci sono titoli di coda in Hostel ,cosa succede dopo? Continua la storia" E così ho fatto. Ho avuto la fortuna di guardare il film con il pubblico di tutto il mondo e di capire cosa andava e cosa no, e le cose che non funzionavano ho davvero cercato di eliminarle, ho tratto ispirazione dai sequels che ho amato come RoadWarrior ( il sequel di Mad Max N.d.R.) o Alien. Credo che Roadwarrior sia il miglior sequel mai fatto, un pezzo di storia del cinema.     Intervistatore: Roadwarrior è Mad Max 2 in Australia.     Eli Roth: Scusate, sì esatto, credo sia un capolavoro, ecco perchè George Miller tornò per dirigerlo. Questo e "L'impero colpisce ancora" sono i migliori sequel di sempre e mi sono chiesto come potessi fare un sequel di un horror che mi facesse sentire come quando uscii dalla sala dopo aver visto Mad Max 2 e cominciai a pensare sa, alle scene a cui avrei potuto lavorare meglio. Sa, chiunque ama il piacere visivo, il sangue, la classica ragazza che corre, la violenza. Funziona in tutto il mondo. La scena che fece più paura di tutte fu quella in cui il cliente americano (Rick Hoffman) si trovò nello spogliatoio, come la rendi? Decidi di ucciderli lentamente o velocemente? Ho incontrato il pubblico di ogni Paese ed è successo che qualcuno venisse a dirmi "questo mi ha proprio disturbato" oppure "Voglio vedere un film su quel tizio" e io ho risposto "Anch'io". Potrei vedere un intero film su Rick Hoffman, così ho cominciato a pensarci, alle cose che volevo che venissero approfondite e alla fine ho pensato di aspettare di vedere cosa sarebbe successo quando fossero arrivate le ragazze. Continuiamo la storia, facciamo in modo che le ragazze vadano lì, "perché ci vanno?" "perché sono state tentate a farlo?" E inoltre volevo seguire i clienti. E questo è quello a cui accennò Quentin. Quentin disse che si vuole sapere dei particolari: Come funziona il posto? Voglio sapere dell'organizzazione. Come scegli le vittime? Come le affronti quando puoi recarti lì e prepararle? Puoi gestire le loro anticipazioni? Come cercare di fare un film più spaventoso seguendo questo punto di vista? Cercando di seguire diverse storie spaventose, in modo che convergano tutte in questo posto orribile.   Intervistatore: Perché secondo te i giovani oggi hanno bisogno della violenza estrema?   Eli Roth: C'è un'intera generazione che aveva 10 anni l'11 settembre e che ora ne ha 16-17, e che è cresciuta con qualcuno che gli diceva che erano in continuo pericolo di vita e di attacchi terroristici, costante allarme arancione. Per quello che sanno ci sono persone che se ti togli le scarpe a bordo di un aereo te le controllano ai raggi X, cosa che secondo me è da pazzi. Ma così poi pensi "Gesù,salteremo in aria??"   Ci sono ragazzi che viaggiano sentendo solo quello, continuamente "Correrai dei pericoli" e a loro viene voglia di urlare, e di gridare di questa cosa, e questa guerra sta andando avanti e andrà avanti per sempre, cosa che nessuno voleva. Questa strana guerra diffusa, dove questa gente orribile prima o poi tornerà. Sempre più gente sa, ora tutti sanno di chi il fratello o la sorella è in Iraq e le persone con cui stanno tornando, ha bisogno di sfogarsi, il tipo di violenza che hanno bisogno di vedere in un film per stimolarli è questo, reagiscono a ciò che accade nella loro vita. Vogliono essere scioccati e vogliono urlare per questo.   Intervistatore: Giochi anche un po' sull'ingenuità degli americani?   Eli Roth: Assolutamente.   Intervistatore: Intendo, sul fatto che gli americani non sanno abbastanza del resto del mondo?   Eli Roth: Assolutamente. Il dodici percento degli americani possiede un passaporto. Dico sempre che è la versione horror di BORAT, non è riguardo a Borat o al Kazakhistan, parla dell'America. E dico che Hostel non è un film sulla Slovacchia. La Slovacchia e Amsterdam e tutte le altre culture sono stereotipi americani di quelle culture, e gli americani pagano per quegli stereotipi. Pensano che le donne in Slovacchia siano tutte bellissime e che vogliano sposarli ,o andarci a letto perché loro sono americani e ne traggono vantaggio e sono torturate a morte per questo. Il ritratto degli americani in Hostel e Hostel Part II, quello sì che è accurato. E io lo penso sul serio, e penso che è questo che il film vuole esprimere.   Viene detto in Hostel I " Da quando c'è la guerra non ci sono ragazzi. Tu vai lì e le ragazze ti si gettano addosso" così i ragazzi ci  vanno... e le donne in Hostel II dicono "ma non c'era la guerra lì?" e loro " No, Non c'è una guerra da cinquant'anni". Che è poi la verità. Questo dimostra l'ignoranza americana da entrambe le parti, gli americani non sanno nulla e non importa loro nulla delle altre culture.       Fonte: ABC

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Intervista a Eli Roth, scrittore e regista dei film Hostel e Hostel: Part II     Eli Roth: Quando lo scrivevo pensavo: "Oddio come lo rendo più spaventoso e più sanguinario? Poi mi sono come paralizzato. Mi sono detto: "Non pensare a questo. Pensa solo che non ci sono titoli di coda in Hostel ,cosa succede dopo? Continua la storia" E così ho fatto. Ho avuto la fortuna di guardare il film con il pubblico di tutto il mondo e di capire cosa andava e cosa no, e le cose che non funzionavano ho davvero cercato di eliminarle, ho tratto ispirazione dai sequels che ho amato come RoadWarrior ( il sequel di Mad Max N.d.R.) o Alien. Credo che Roadwarrior sia il miglior sequel mai fatto, un pezzo di storia del cinema.     Intervistatore: Roadwarrior è Mad Max 2 in Australia.     Eli Roth: Scusate, sì esatto, credo sia un capolavoro, ecco perchè George Miller tornò per dirigerlo. Questo e "L'impero colpisce ancora" sono i migliori sequel di sempre e mi sono chiesto come potessi fare un sequel di un horror che mi facesse sentire come quando uscii dalla sala dopo aver visto Mad Max 2 e cominciai a pensare sa, alle scene a cui avrei potuto lavorare meglio. Sa, chiunque ama il piacere visivo, il sangue, la classica ragazza che corre, la violenza. Funziona in tutto il mondo. La scena che fece più paura di tutte fu quella in cui il cliente americano (Rick Hoffman) si trovò nello spogliatoio, come la rendi? Decidi di ucciderli lentamente o velocemente? Ho incontrato il pubblico di ogni Paese ed è successo che qualcuno venisse a dirmi "questo mi ha proprio disturbato" oppure "Voglio vedere un film su quel tizio" e io ho risposto "Anch'io". Potrei vedere un intero film su Rick Hoffman, così ho cominciato a pensarci, alle cose che volevo che venissero approfondite e alla fine ho pensato di aspettare di vedere cosa sarebbe successo quando fossero arrivate le ragazze. Continuiamo la storia, facciamo in modo che le ragazze vadano lì, "perché ci vanno?" "perché sono state tentate a farlo?" E inoltre volevo seguire i clienti. E questo è quello a cui accennò Quentin. Quentin disse che si vuole sapere dei particolari: Come funziona il posto? Voglio sapere dell'organizzazione. Come scegli le vittime? Come le affronti quando puoi recarti lì e prepararle? Puoi gestire le loro anticipazioni? Come cercare di fare un film più spaventoso seguendo questo punto di vista? Cercando di seguire diverse storie spaventose, in modo che convergano tutte in questo posto orribile.   Intervistatore: Perché secondo te i giovani oggi hanno bisogno della violenza estrema?   Eli Roth: C'è un'intera generazione che aveva 10 anni l'11 settembre e che ora ne ha 16-17, e che è cresciuta con qualcuno che gli diceva che erano in continuo pericolo di vita e di attacchi terroristici, costante allarme arancione. Per quello che sanno ci sono persone che se ti togli le scarpe a bordo di un aereo te le controllano ai raggi X, cosa che secondo me è da pazzi. Ma così poi pensi "Gesù,salteremo in aria??"   Ci sono ragazzi che viaggiano sentendo solo quello, continuamente "Correrai dei pericoli" e a loro viene voglia di urlare, e di gridare di questa cosa, e questa guerra sta andando avanti e andrà avanti per sempre, cosa che nessuno voleva. Questa strana guerra diffusa, dove questa gente orribile prima o poi tornerà. Sempre più gente sa, ora tutti sanno di chi il fratello o la sorella è in Iraq e le persone con cui stanno tornando, ha bisogno di sfogarsi, il tipo di violenza che hanno bisogno di vedere in un film per stimolarli è questo, reagiscono a ciò che accade nella loro vita. Vogliono essere scioccati e vogliono urlare per questo.   Intervistatore: Giochi anche un po' sull'ingenuità degli americani?   Eli Roth: Assolutamente.   Intervistatore: Intendo, sul fatto che gli americani non sanno abbastanza del resto del mondo?   Eli Roth: Assolutamente. Il dodici percento degli americani possiede un passaporto. Dico sempre che è la versione horror di BORAT, non è riguardo a Borat o al Kazakhistan, parla dell'America. E dico che Hostel non è un film sulla Slovacchia. La Slovacchia e Amsterdam e tutte le altre culture sono stereotipi americani di quelle culture, e gli americani pagano per quegli stereotipi. Pensano che le donne in Slovacchia siano tutte bellissime e che vogliano sposarli ,o andarci a letto perché loro sono americani e ne traggono vantaggio e sono torturate a morte per questo. Il ritratto degli americani in Hostel e Hostel Part II, quello sì che è accurato. E io lo penso sul serio, e penso che è questo che il film vuole esprimere.   Viene detto in Hostel I " Da quando c'è la guerra non ci sono ragazzi. Tu vai lì e le ragazze ti si gettano addosso" così i ragazzi ci  vanno... e le donne in Hostel II dicono "ma non c'era la guerra lì?" e loro " No, Non c'è una guerra da cinquant'anni". Che è poi la verità. Questo dimostra l'ignoranza americana da entrambe le parti, gli americani non sanno nulla e non importa loro nulla delle altre culture.       Fonte: ABC