prova Il Regista Di Matrimoni - recensione trama film

Il Regista Di Matrimoni: trama e recensione

Il Regista Di Matrimoni
Titolo originale: Il Regista Di Matrimoni
Produzione: Italia,Francia
Durata: 107
Genere: Commedia
Regia: Marco Bellocchio
Uscita: 2006-04-21
Attori principali: Sergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Sami Frey, Gianni Cavina, Maurizio Donadoni
Scheda di Opinioni
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- Voto: 6.0/10 (2 voti)

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Trama:
Franco Elica (Sergio Castellitto) è un regista famoso che da tempo si diletta nel realizzare filmini di matrimonio concettuali. In Sicilia per trovare ispirazione, tormentato dal matrimonio della figlia, si dovrà occupare dello sposalizio di una principessa, Bona Gravina (Donatella Finocchiaro). Lei è costretta in un matrimonio di convenienza per salvare il nome della sua famiglia, lui si innamora della sua bellezza cercando di salvarla da un destino di infelicità, lottando contro il padre Ferdinando (Sami Frey) che sembra invece avere progetti ambiziosi e pericolosi...
Recensione:
Il belpaese è terra che accomuna molti elementi, gli stessi che Bellocchio (L’ora di religione, Buongiorno, Notte) è riuscito ad unire e a far comunicare in questa pellicola. L’ambiente in cui si svolgono le vicende è molto importante per un film, da la giusta carica di emozione ed è basilare perchè la storia fluisca, è stata scelta la Sicilia, terra di nobili e dalla religione radicata nella cultura dei suoi abitanti, terra di zagare e processioni fastose, di pizzi neri e cripte nascoste. Il mare è un altro elemento sfruttato dalle inquadrature, mare utilizzato dal protagonista per riflettere sul suo mestiere, sull’amore che prova per la donna di cui dovrà filmare il matrimonio (crudele più di quando il tuo ex ti invita ad assistere alla funzione), sul cinema italiano. Sì, perchè la cinematografia italiana è criticata in modo aspro attraverso il personaggio di “Smamma”(Gianni Cavina) regista sull’orlo del fallimento che inscena la sua morte per fare in modo che il suo ultimo lavoro, “la madre di Giuda”, attragga consensi ai David di Donatello. Questa è forse la chiave di volta più interessante rispetto alla storia principale, sono nascosti molti messaggi nelle parole di Smamma, il più importante è sicuramente “In Italia comandano i morti” sentenza dura, ma decisamente realistica e ritratto di quasi tutta la storia del nostro paese. Si sbaglia però se si pensa che sia un film di denuncia e basta, è anche un omaggio ai registi che hanno fatto LA storia, tanto che le citazioni si sprecano, da Nosferatu a Vertigo, da Fellini a De Sica, è altresì una storia d’amore che danza sull’eco delle parole di Lucia Mondella nei Promessi Sposi, riadattamento che Elica sta cercando di realizzare, ovviamente controvoglia data la numerosa presenza di trasposizioni su pellicola. Un uomo di mezza età o quasi Franco, perfetto Innominato convertito da una giovane cattolica, Bona che con la sua bellezza rinascimentale incarna una timida e remissiva Lucia, con il guizzo negli occhi però della donna ribelle e passionale, quasi invisibili, ma inquietanti i due “bravi” guardie del corpo della principessa, rinchiusa nella clausura della sua torre d’avorio. La lettura in chiave comica, che Bellocchio introduce nella sceneggiatura smorza i toni che ci si aspetterebbe di trovare in una storia strappalacrime o rimasticata, di quell’unione impossibile di cui tutti abbiamo già visto troppo: geniali le scene in cui Franco si rivolge ai cani feroci in tedesco o quando si trova a schivare ragazzi nei sacchi che saltano giù per le strade impervie del paese. Prove di attori così intense tutte nello stesso film mancavano da un po’, un Castellitto al suo meglio sfodera armi comiche inaspettate, mentre la saggezza di Gianni Cavina ricorda a tutti come si dovrebbe recitare, con trasporto e sentimento: “Smamma, che nome è... anche il tuo, non faremo mai successo con dei nomi così, dobbiamo morire prima. Noi siamo legati al vecchio cinema, di cui oggi non frega più un cazzo a nessuno” Cavina/Smamma
Voto: 8
Ambra Zamuner

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