prova INLAND EMPIRE - recensione trama film

INLAND EMPIRE: trama e recensione

INLAND EMPIRE
Titolo originale: INLAND EMPIRE
Produzione: Usa
Durata: 168
Genere: Drammatico
Regia: David Lynch
Uscita: 2007-02-09
Attori principali: Laura Dern, Jeremy Irons, Justin Theroux, Julia Ormond, Harry Dean Stanton, Scott Coffey, Mikhaila Aaseng, Jordan Ladd
Scheda di Opinioni
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- Voto: 7.9/10 (7 voti)

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Trama:
Laura Dern è un’attrice che si accinge ad interpretare una parte in un nuovo film, è anche la protagonista confusa di un incubo ad occhi aperti nel quale Lynch trascina lo spettatore, e contemporaneamente la stranita spettatrice di una sitcom con dei grossi conigli, o ancora una donna che forse ha una segreta passione, e una smarrita vittima di accoltellamento, e via così nel più innovativo dei film di David Lynch, un’esperienza al limite con la videoarte.
Recensione:
Non è facile parlare di questo film se non lo si vuole psicoanalizzare, in primo luogo occorre dire che paradossalmente non risulta incomprensibile come pare a molti, anzi è assai più lineare del bellissimo precedente film di Lynch. Poi c'è da dire che si divide nettamente in due parti, non simmetriche: i primi quaranta minuti sono accurati, belli e puro Lynch, il restante si sfilaccia anche sul piano visivo, la cura della prima parte a mano a mano scompare e tutto sembra tirato via così. I personaggi nella prima parte sono inquietanti, come in Twin Peaks , ma successivamente divengono sbiaditi come neanche in uno spot televisivo. Oltretutto le immagini iniziali lasciavano presagire uno spessore pari al precedente film che, senza sforzo aveva aperto la via alla rappresentazione dell’incrocio tra sogno e risveglio, materia presente anche in INLAND EMPIRE ma che qua diviene confusa sovrapposizione che va a discapito di una fascinazione della narrazione, altrove sempre presente. Il senso del tutto perde di spessore nella misura in cui la Dern perde di lucidità, ma senza l’inquietudine di Betty/Diane in Muhlolland Drive. Purtroppo Laura Dern non è il massimo dell'espressività, per cui tre ore di suoi primi piani sfiancano anche il fan più agguerrito del maestro. Le trovate seppur geniali, e penso alla sitcom che richiama il silencio di Muhlolland Drive, non bastano a tenere coeso il plot, che palesemente e per stessa ammissione di Lynch e degli attori, praticamente non esiste. Pare quasi che Lynch voglia sperimentare un incrocio con la video arte e che si sia fatto prendere la mano dalla logorrea data dal costo inferiore del digitale. Inoltre le luci e i chiaroscuri per cui lui va giustamente famoso, spariscono nella piattezza del mezzo, che non rende giustizia al suo talento visivo. I deliri e le immagini inquietanti qua si sovrappongono in un uso del mezzo inferiore alle capacità del regista, che si burla delle aspettative che lui stesso ha creato nel momento in cui ha messo la Dern sul suo palcoscenico ad interpretare contemporaneamente l’attrice e la protagonista della storia. Il film nel complesso è sembrato una via di mezzo tra Effetto notte e 8 e 1/2, che non raggiungendo il modello finisce per diventare un involontaria citazione di Takeshi's, capolavoro di Kitano che gli sta una spanna avanti senza sforzo e senza le pretese di un genio che, in quest'ultima prova sembra filmarsi addosso rinunciando al dialogo con lo spettatore a favore di un narcisismo artistico che scivola nell'onanismo.
Voto: 6
Anna Maria Pelella

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