Henri - pioggia di sangue
Trama
Il film inizia rivelando già il contenuto: una donna sgozzata
sull’erba. Poi Henry in un bar che paga il conto e se ne va, il suo
ritorno a casa scandito dai suoi omicidi e lui che segue la sua prossima
vittima, ma stavolta gli va male. Henry si rifà dando un passaggio a una
ragazza con la chitarra. Poi l’azione si sposta da Otis, il compagno
d’appartamento di Henry, che va a prendere la sorella Becky
all’aeroporto. A casa Becky vede Henry e se ne innamora subito. Il
giorno dopo un altro morto: una donna sgozzata da cui Henry è andato a
fare la disinfestazione. Una sera Becky e Henry restano soli. Becky
racconta la sua infanzia di abusi. Anche Henry rivela le umiliazioni a
cui lo costringeva la madre e che alla fine l’ha uccisa. Tra i 2 c’è una
comprensione reciproca che diventa amore, almeno da parte di Becky. Una
sera Otis ubriaco cerca di farsi la sorella, ma Henry interviene. Poi i
2 escono e uccidono una prostituta. Otis si preoccupa degli omicidi e
Henry lo tranquillizza spiegandogli la sua filosofia del “noi contro
loro”. Una notte i 2 uccidono un venditore di TV dopo un diverbio e
rubano anche una telecamera. Il giorno dopo Otis cerca di farsi anche lo
studente drogato che riforniva di droga, ma questo gli rompe il naso.
Otis è così incazzato che vorrebbe ammazzare qualcuno. Henry li
consiglia di non uccidere quel ragazzo, ma qualcun altro. Così di notte
fermano un autista qualsiasi e Otis gli spara. Il giorno dopo in un
parco, mentre Otis filma un’aggressione, Henry continua la sua lezione
filosofica del cambiare continuamente luogo e modus operandi per
depistare la polizia. Una notte i 2 uccidono una famiglia e ne filmano
la morte. Una sera Becky chiede a Henry di trasferirsi con lui, ma Henry
sembra titubante. I 2 escono insieme e al ritorno Henry vede Otis
addormentato davanti alla TV, su cui scorrono le immagini del loro
precedente omicidio. Henry e Becky stanno per fare l’amore, ma qualcosa
turba Henry. Poi Otis li interrompe e Henry esce di casa. Dopo avere
rinunciato a uccidere una donna che ha incontrato in un luogo deserto,
Henry torna a casa, vede Otis ubriaco che sta per violentare la sorella
e lo uccide. Poi mette il corpo in un sacco e lo butta nel fiume. Becky
e Henry se ne vanno e durante il tragitto dichiarano di amarsi
reciprocamente. Si fermano in un motel per una notte e il giorno dopo
Henry esce dal motel con una grossa valigia che abbandona lungo la
strada.
Recensione
Henry: Pioggia di sangue è la storia di Henry Lee Lucas,
l’assassino seriale che negli anni 60 negli USA uccise ca. 300 persone.
Il regista John McNaughton dimostra un’abilità impressionante nel
rendere reale l’atmosfera cupa e malata che circonda le gesta di Henry.
Non è il solito thriller-horror psicologico; il film è una foto della
follia individuale e di ciò che la circonda. L’atmosfera malata impregna
ogni singola scena, notturna o diurna, interna o esterna. E’ un viaggio
nella mente umana, ma senza etichette psicologiche o interventi medici.
Henry: Pioggia di sangue non lascia spazio al dibattito sul
perché della follia omicida. Le umiliazioni a cui è stato sottoposto
Henry da bambino sono rivelate nel dialogo con Becky che a sua volta
racconta degli abusi subiti dal padre. Non c’è neanche il minimo accenno
a un’analisi psicologica o sociologica: i protagonisti parlano da soli,
fregandosene della giuria (gli spettatoti). Però alla fine l’ultima
parola spetta solo a Henry che, dopo avere ucciso Otis, si libera anche
di Becky. Anche in questo caso c’è solo la freddezza delle azioni di
Henry, nessuna spiegazione. Lo spettatore può intuire che Henry vede
l’amore di Becky come una minaccia, ma questo McNaughton non lo dice
esplicitamente.
E’ un film ben fatto, proprio perché libero da etichette psicologiche,
sociologiche o antropologiche, discipline che la fanno da padrone negli
USA, oltre che per il suo ritmo costante. In Henry: Pioggia di sangue
non ci sono forze dell’ordine. Solo quando Otis si reca al commissariato
per il controllo mensile della libertà vigilata, c’è un piccolo accenno
alla giustizia. Ma anche in questa circostanza il comportamento
superficiale e ottimista dell’addetto alla libertà vigilata di Otis è
impressionante; si può vedere l’agente come il simbolo di un sistema
giudiziario lento e superficiale di cui non c’è da fidarsi.
Come ho già detto, il film è una fredda rappresentazione della realtà
dura e senza pietà, dove non compaiono poliziotti-supermen che
irrompono all’improvviso. Inoltre anche i protagonisti s’improvvisano
fotografi-registi delle loro gesta. Le scene in cui Otis e Henry
uccidono una famiglia e ne filmano la morte ricorda molto lo snuff
movie.
Attenzione a non confondere il titolo originale di Henry: Pioggia di
sangue con Ritratto di un serial killer (1987) di William
Friedkin. Quello di Friedkin è un mediocre thriller-poliziesco (anche se
ci sono parecchie scene splatter) ambientato per lo piì in un tribunale.
In questo caso il regista presenta l’assassino seriale come il frutto di
una “negligenza professionale” degli psichiatri che lo avevano in cura.
Il resto del film è incentrato su un procuratore, interpretato da
Michael Biehn, che deve rivedere la sua posizione sulla pena di morte.
Qui a differenza di Henry: Pioggia di sangue le etichette
psicologiche e sociologiche, mescolate al moralismo e ai principi
individuali, abbondano.
Il film di McNaughton ha avuto un seguito, Henry: Portrait of a
serial killer 2 (1998) di Chuck Parello, che non ho visto e non so
neanche se è arrivato in Italia.