L'ultimo samurai

Trama e Recensione di:
L'ultimo samurai


Voto: 7,5

: Gik25



Titolo originale: The Last Samurai
Produzione: Usa
Durata: 2h e 24'
Genere: Azione
Regia: Edward Zwick
Uscita: 09 Gennaio 2004
Attori principali: Tom Cruise, William Atherton, Billy Connolly, Seizo Fukumoto, Ken Watanabe



Trama:
Nel 1876 l’imperatore giapponese Meiji recluta un abile comandante, Nathan Algren, veterano della guerra civile per addestrare le proprie truppe all’uso delle armi da fuoco. Nella lotta contro gli ultimi samurai Algren verrà catturato e risparmiato dal nemico, che lo istruirà sulle usanze e sul codice d’onore Samurai. Alla fine Algren si schiererà con il nuovo alleato…

Recensione:
Un film davvero bello, anche se un po' lungo e relativamente pesante, che tuttavia, sebbene non sia mai noioso, non raggiunge il livello di capolavori come "Braveheart" o "Il Patriota", ma è comunque molto profondo e valido. Tom Cruise recita molto bene la sua parte, mentre gli altri attori rivestono perlopiù ruoli secondari. Quasi tutto il film si basa infatti sul ruolo interpretato da Cruise e sulla sua personalità.

Infatti il regista, Edward Zwick, riesce nel difficile compito di rendere il conflitto interiore che arde nel cuore del protagonista. Inoltre il film è scandito da un ritmo che non lo rende mai noioso. Il gusto del regista per la fedeltà è evidente nella ricerca di precisione nella ricostruzione del Giappone imperiale, nel mancato utilizzo degli effetti speciali al computer e nell’allenamento di diversi mesi richiesti a Tom Cruise per diventare abile nell’uso della spada.

Ma a conti fatti i veri protagonisti della storia sono l’onore e gli alti ideali per cui un uomo (d’altri tempi) è disposto a lottare. Insomma un mito che ancora oggi affascina e che riesce a tenerci incollati alla poltrona.

Voto: 7,5





Un secondo parere? eccovi la recensione di kiky (http://www.k-sblog.it/sblog/)

Nel corso della vita tutti incontriamo alcuni film che, senza un motivo apparente e oggettivo, ci prendono completamente anema e core.
L'ultimo Samurai è entratoin modo del tutto inaspettato a far parte di questa piccola e irrazionale cerchia di film della mia vita.
Sono partita abbastanza prevenuta, ieri sera avevo un sonno incredibile e il fatto che il film durasse due ore e mezza non aiutava il mio umore globale.
E poi, l'inaspettato. Dopo i primi 10 minuti del patetico e alcoolizzato capitano Nathan Algren sono stata completamente risucchiata nel vivo del film. Sarà stata la stanchezza? Il troppo studio? Lo stress pre-esame? Non lo saprò mai, però, inaspettatamente è successo. E questo è l'importante.
Aldilà della trama banale e abbastanza scontata (e già vista) e dell'incredibile monoespressività facciale di Tom Cruise, il film è diretto magistralmente da Edward Zwick con ritmo e con un'ottima fotografia e ricostruzione storica. Un peccato però che non abbiano mantenuti i dialoghi originali, il doppiaggio di molti personaggi giapponesi ha fatto scappare più di qualche risata tra il pubblico. E peccato anche per alcune frasi fatte che avrei eliminato volentieri a colpi di katana.
Musiche bellissime. Grandissimo il personaggio di Katsumoto e ho trovato anche molto azzeccato il personaggio dell'imperatore: praticamente un ragazzino sperduto con addosso responsabilità più grandi di lui e consiglieri atti a fare esclusivamente i loro interessi.
Ma cerchiamo di capire da dove arriva il mio eccessivo entusiasmo per questo film. Credo che una buona parte del merito vada agli interpreti giapponesi (come Ken Watanabe-Katsumoto) e all'atmosfera di armonia che circonda sempre la loro cultura e i loro ideali, così diversi dai nostri.
Il film vuole essere un'aspra critica alla civiltà americana e sopratutto alla natura dell'uomo. O meglio, dell'uomo occidentale cresciuto in una società individualista come può essere quella degli U.S.A. .
Il regista ha sottolineato la vigliaccheria, l'avidità e l'egoismo che guidarono le guerre di conquista che hanno coperto di sangue il 1800.
L'uomo che uccide per avidità, per avere più soldi e potere; l'uomo che uccide con egoismo, calpestando uomini donne e bambini con valori diversi dai suoi; l'uomo che uccide con vigliaccheria, colpendo il suo nemico a distanza, costruendo armi sempre più potenti e tecnologiche, senza neanche avere il coraggio di guardarlo negli occhi e cancellando l'unico significato paradossalmente sensato della guerra: l'onore e il coraggio.
Questo è l'uomo che emerge con prepotenza dalla pellicola. Il tema della 'disumanità' dell'uomo è un tema che mi coinvolge sempre e in particolare ieri pomeriggio, prima di andare al cinema, discutevo appunto con mia madre sul tema dell'apprezzamento della realtà, di quanto sia difficile accettarla e farsela piacere con l'egoismo, l'ipocrisia e la cattiveria umana e con tutti gli orrori che ci sono stati e che sicuramente ci saranno. Ok, sono scesa un po' troppo nel filosofico e nello scetticismo acuto e forse sono andata anche più in là di ciò che il regista voleva mostrare.
Ma forse è proprio per questo che il film mi ha preso in modo particolare. Perchè ci ho visto (purtroppo) la realtà: il potere dell'arroganza e dell'egoismo dell'uomo che si impone, ormai da più di 5000 anni, sul lato 'umano' dell'uomo come una spirale discendente.